Quante Storie!

 

Un tranquillo pomeriggio domenicale, io e mio figlio, una pletora di dinosauri, una cucina Ikea allestita a Grand Hotel con aragoste in casseruola, una scatola piena di macchinine e mezzi di trasporto, una borsa del dottore, due spade.

Ovvero: come inventare storie insieme ad un bambino.

Continua a leggere

Annunci

E’ Solo Tuo

E' solo tuo

 

A gennaio Domitilla pubblica questo post sulla sua routine quotidiana in famiglia, un post che dovrebbe testimoniare a se stessa e agli altri che tipo di madre è.

Se lo domanda pure, nel titolo e in chiusura: sono una brava mamma?

Io non lo so se sei una brava mamma: certo è che anche io vorrei avere la tua sincerità, e non tanto nel dirle, ma nel farle, le cose per me.

Non è sull’essere una brava madre o meno ciò su cui sto riflettendo dall’alba di oggi, svegliata dal rumore battente della pioggia a cui, nonostante tutto, non sono ancora abituata: il tema al centro dei miei pensieri sono io, senza ruoli, io e il valore che do a me stessa.

Continua a leggere

E poi non sei più l’Unica

Io e Pietro

 

Che tu ti eri innamorato io non lo avevo capito.

Colpa tua che non mi raconti mai fino in fondo la tua giornata: che mi saluti al mattino da quella finestra, facendo la formichina innamorata che cammina sul vetro seguendo le mia mano dall’altra parte, che mi lanci baci con la mano già appiccicosa di qualcosa (come fai a sporcarti così, sempre e comunque, resta per me un mistero), che mi guardi fino a che non scompaio dalla visuale.

Cosa fai dopo? Quando ci rivediamo, alla sera, mi parli di dinosauri, di macchinine, di disegni di mostri, di poesie e di canzoncine. E snoccioli i nomi di tuoi amici, tutti maschili, nome e cognome, così, per non creare equivoci.

E quindi come facevo a scoprirlo da sola, che ti eri innamorato? Continua a leggere

Amplificato (come Me)

IL SONNO DEI BAMBINI

Pietro dorme

 

Giorno di Pasqua, le diciotto passate da un po’. La casa si è appena svuotata, io sono esausta, tuo padre pure.

La luce inizia a farsi meno piena, rarefatta: illanguidisce come noi, come te che siedi sul divano e chiedi di vedere un cartone. Accendo il 43, il canale più usurato, qui, e lascio il volume basso mentre inizio a raccogliere tutte le cose sparse attorno, dalle carte delle uova alle tazzine di caffè.

Il tempo della sigla di Peppa Pig e tu stai dormendo.

Fermo tutto, mi siedo sul tappeto, proprio di fronte a te, a contemplarti. Tuo padre ti fa pure una foto.

Perché, che ci risulti, è la prima volta che ti addormenti da solo.

Un evento: se non fosse che siamo stravolti e sufficientemente nutriti per le prossime ventiquattro ore, staremmo brindando con l’ultima bottiglia di prosecco rimasta.

Continua a leggere