Pochi Pregiudizi, siamo Lettori

DORIS LESSING E LE SCOPERTE ADULTE

Intervista con Doris Lessing edizioni Minimum Fax Macchine da Scrivere

 

Doris Lessing è oggi una delle mie autrici preferite, ma per arrivare a conoscerla ho dovuto infrangere diversi pregiudizi. Tutti miei.

Non ho letto tutta la sua produzione letteraria e forse non riuscirò mai a farlo: è un’autrice molto profilica, ha scritto opere di generi letterari diversi tra loro, alcuni dei quali effettivamente non attirano il mio interesse.

Comunque, per tornare ai miei pregiudizi, ho iniziato a leggerla solo nel 2007, dopo l’attribuzione del Nobel per la Letteratura. E non ditemi che considerate il Nobel un premio come un altro.

Era l’11 ottobre 2007 e iniziava a circolare la notizia dell’assegnazione del Nobel alla scrittrice britannica, originaria dell’attuale Iran, tale Doris Lessing: non che non l’avessi mai sentita nominare, anzi, ma nella mia personale classifica dei pregiudizi a lei attribuivo un ruolo minore nella narrativa contemporanea, da scrittrice similfemminista piuttosto noiosa e alquanto sdolcinata. Avevo in testa alcuni titoli in cui matrimonio e amore erano parole ricorrenti.

Mi lessi le motivazioni del Premio (that epicist of the female experience, who with scepticism, fire and visionary power has subjected a divided civilisation to scrutiny) e diverse interviste che la scrittrice, allora ottantottenne, rilasciò in occasione del prestigioso riconoscimento.

E decisi di leggerla, partendo da un romanzo che ancora oggi amo molto, Il taccuino d’oro, comunemente considerato un classico della letteratura femminista ma non di certo dalla Lessing, che non ha mai amato essere considerata un’autrice femminista: Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone. Quello che veramente vorrebbero che io dicessi è: Sorelle, starò al vostro fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più. Veramente vogliono che si facciano affermazioni tanto semplificate sugli uomini e sulle donne? In effetti, lo vogliono davvero. Sono arrivata con grande rammarico a questa conclusione

Il taccuino d’oro narra di come la scrittrice Anna Woolf raccoglie nel tempo su quattro quaderni i fatti e le emozioni della sua vita, selezionando il meglio per un quinto quaderno, quello color oro. Il romanzo della Lessing si compone attorno ad un racconto dal titolo Donne libere che si alterna ai contenuti dei quattro taccuini, riportando quindi episodi della vita di Anna, la sua esperienza politica, i tentativi di scrittura, le riflessioni, i sogni, le emozioni.

Questo alternarsi di contenuti e stili è la caratteristica che ha reso questo romanzo famoso, facendo in un qualche modo preoccupare la Lessing che in diverse occasioni ha chiesto a intervistatori, lettori e critici di guardare ai contenuti e non al contenitore.

La teoria di un rapporto particolare tra la Lessing e i critici letterari si è comunque sviluppata dal giochetto che l’autrice tirò pubblicando sotto pseudonimo il romanzo Il diario di Jane Somers

In una intervista pubblicata nella collana Macchine da scrivere di Minimun Fax (di cui vi raccomando caldamente la lettura) la stessa Lessing racconta come fu una sua idea fingere che il romanzo fosse un inedito di una giornalista inglese e, d’accordo con il suo agente, lo spedì ai suoi due editori inglesi … che lo respinsero: un terzo editore (che aveva pubblicato il suo primo libro, L’erba canta) disse all’agente che il romanzo ricordava tanto la prima Doris Lessing. 

Prima della pubblicazione, il libro venne mandato a tutti i critici letterari specializzati sulla Lessing, ma nessuno scoprì il trucco. E quando uscì il romanzo ottenne le tipiche recensioni degli esordienti: articoli tiepidi, brevi, per lo più di giornaliste che ritenevano l’autrice una collega.

L’esperimento della Lessing era indirizzato proprio ai suoi critici letterari, ritenuti da lei estremamente prevedibili in quanto farciti di pregiudizi e quindi estremamente cauti nell’accogliere un esordiente.

Ecco, io, che ho deciso di iniziare a leggere la Lessing solo da sei anni, riconosco in me alcuni pregiudizi: ma ci sto lavorando. Davvero.

Se volete approfondire questa autrice, vi rimando alla recensione che ho fatto del suo romanzo che forse ho amato di più (finora): Il quinto figlio.

6 thoughts on “Pochi Pregiudizi, siamo Lettori

  1. Sai anch’io avevo pregiudizi sulla Lessing pensando fosse una scrittrice “rosa”, poi ho letto L’erba canta nel 2000 e ho scoperto un’autrice che si indigna per il sistema coloniale e che descrive teneramente l’Africa. Ora voglio seguire il tuo consiglio e leggere Il taccuino d’oro per godere di “un’altra” Lessing. Grazie.

    • Di L’erba canta mi piacciono molto le figure d madre delusa e di padre demotivato, prese direttamente dalla sua famiglia.
      Anche tu lettrice con pregiudizi? Siamo in tanti, tante, temo. Se cediamo però facciamo sempre (o quasi) belle scoperte.
      Felice di averti qui sul blog!
      Grazia

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