Miele di Ian McEwan

Recensione Miele Libro Ian McEwan Einaudi

Il mio primo libro del 2013 è stato Miele di Ian McEwan.

Avevo anticipato il mio interesse per il romanzo in questo articolo: nello stesso dicevo anche di averlo messo in coda. No, poi non ce l’ho fatta, ha scalato e si è fatto leggere subito: è che McEwan non mi ha mai delusa, quando scrive qualcosa di nuovo sono impaziente di ritrovare tra le pagine quello stile inconfondibile che ammiro e invidio. E sono felice di lasciarmi trascinare in una storia, qualsiasi storia si tratti.

Che poi non è solo il suo stile di scrittura ad incantarmi, fosse solo quello me ne stancherei in fretta: mi piacciono le scelte stilistiche, le ambientazioni, gli accostamenti, il modo fintamente inconsapevole di presentare un tema di estrema attualità calato in epoche parallele. E poi i personaggi: mai uno inutile, mai uno privo di fascino e seduzione per il lettore – mai uno non sufficientemente credibile e al tempo stesso poco raggiungibile, da guardare da lontano.

Prendiamo Serena Frome, ad esempio, la bella, bionda, intelligente protagonista e voce narrante di Miele: no, non sto esagerando, trattasi di una donna decisamente prodigiosa – ora che lo specchio racconta una storia diversa, posso dirlo e sgomberare il campo. Ero veramente carina. Anzi, di più.

Figlia di un vescovo anglicano, passa infanzia e adolescenza dentro i confini della cattedrale (siamo cresciute all’interno di un giardino cintato da mura, con tutti i piaceri e le limitazioni che questo comporta), per esserne rilasciata solo al momento della scelta dell’università: purtroppo per Serena, la sua passione per la lettura (che la farebbe optare per una facile laurea in letteratura presso una remota università di provincia) non viene colta come un vantaggio e la madre sceglie per lei la facoltà di matematica, a Cambridge.

In realtà la buona riuscita di Serena ai corsi di matematica è dovuta solo alla sua volontà di arrivare sempre in vetta, non da un vero talento: Cambridge diventa così un periodo faticoso, in cui il rifugio nei libri, nella narrativa (leggevo qualsiasi cosa mi capitasse a tiro), diventa imprescindibile. E questa passione letteraria le porta anche il primo lavoro, quella di recensionista per la rivista ?Quis?.

E poi arrivano anche le prime esperienze sentimentali: e l’incontro, formativo per la giovane, con Tony Cunning, un professore maturo con il quale vivrà una stagione di intensa passione miscelata a letture e discussioni politiche – siamo in piena Guerra Fredda, difficile restare fuori dai dibattiti.

La storia finisce malamente ma regala a Serena un biglietto di ingresso per l’MI5, i servizi segreti di Sua Maestà. Serena, dopo un apprendistato veloce e affrettato, viene inserita nell’operazione Miele. Ian McEwan ha detto in una delle presentazioni del libro di essersi ispirato al caso Encounter del 1967: “Il direttore del magazine culturale fu costretto a dimettersi perché si scoprì che dietro di lui c’era la CIA. La Central Intelligence Agency all’epoca si preoccupava di dare soldi a giovani artisti e intellettuali affinché facessero propaganda a favore dell’Occidente: veniva investito molto denaro anche in iniziative di qualità come il Festival di musica atonale di Parigi, nel 1950. Volevano convincere il pianeta che gli americani non erano solo degli stupidi materialisti. Ma che da questa parte del mondo c’era il bello da contrapporre agli orrori dell’Unione Sovietica“.

Serena deve agganciare e portare in seno all’operazione il giovane scrittore Tom Haley: lo fa fingendosi responsabile di una fondazione che finanzia nuovi talenti, e offre rendite sostanziose per uno o due anni a scrittori agli inizi che possono così dedicare tutto il loro tempo ai loro romanzi.

Quanto somigli Haley a McEwan lo lascio scoprire a chi deciderà di affrontare la lettura di questo libro che ho molto amato. L’autore si è comunque già scansato da chi gli affibbiava un ruolo autobiografico (“E’ vero, Haley, che nel libro vince un premio per una raccolta di racconti, mi somiglia, ma purtroppo nella mia stanza non è mai entrata una donna favolosa offrendomi soldi per fare il mio lavoro“), ma resta il fatto che i racconti riportati nel romanzo di Haley ricordano tremendamente i racconti di McEwan (quelli delle raccolta Fra le lenzuola e altri racconti pubblicata da Einaudi).

E a proposito di racconti, al Festival della Letteratura organizzato dal Times a Cheltenham, così si è espresso:  “Penso che la forma suprema di letteratura sia il racconto. Se riuscissi a scrivere il racconto perfetto potrei morire felice“.

Ok, io posso pure concordare, ché per i racconti nutro forti passioni, ma non esageriamo: ho ancora bisogno di leggerti, Mister McEwan, facciamo che a morire ci si pensa dopo.  Molto dopo.

SUL LIBRO
TITOLO MIELE
AUTORE IAN MCEWAN
EDITORE EINAUDI
COLLANA supercorallI
DATI 2012, 368 PAGINE, RILEGATO
PREZZO 20 €

2 thoughts on “Miele di Ian McEwan

  1. Il signor McEwan era sold out al festival del libro di Edinburgh e mi e` dispiaciuto tanto perche` avrei voluto conoscerlo anche se non ho mai letto nulla di lui, mi aveva incuriosito il titolo del libro al centro della serata che in lingua originale e` “Sweet tooth”, molto diverso da “Miele” no?

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