Riccioli Rossi di Joyce Carol Oates

Riccioli rossi è un racconto contenuto nel libro Tu non mi conosci, narrativa americana. Questa è la mia recensione

 

Mi piacciono i racconti e alternarli a saggi e romanzi mi offre un respiro diverso di lettura.

Mi piace Joyce Carol Oates: la sua scrittura è sempre un’esperienza piacevole, le sue storie (romanzi che sono saghe familiari in cui tutto l’universo è paese, racconti che sono piccoli frammenti di quotidianità sbattuta in prima pagina) si sono dimostrate sempre un valido investimento di tempo.

Oggi scrivo di un suo racconto abbastanza recente: Curly red, Riccoli rossi, apparso nella raccolta Tu non mi conosci del 2004.

Lili Rose ha tredici anni, sette tra fratelli e sorelle, un padre che la adora e la preferisce su tutti, una madre che difende il plotone come tutte le madri sanno fare.

Lili Rose perde tutto questo in una mattina, quando, ricoverata nell’infermeria della scuola per la febbre alta, svela tra le lacrime un segreto custodito per tre lunghi giorni.

Perché Lili Rose sa tutto del pestaggio a cui hanno preso parte i suoi due fratelli maggiori, Leo e Mario, e a seguito del quale è morto un ragazzo: e dopo tre giorni di sofferenza fatta di dinieghi e di sensi di colpa, a qualcuno questo segreto lo deve pure raccontare.

Ma il racconto che ci fa la Oates non è questo, non è la storia di un delitto a sfondo razziale che coinvolge dei ragazzini, non è la storia di un senso di colpa non soffocato: il fulcro del racconto è l’allontanamento dalla famiglia di una ragazzina nella sua età più difficile, e il conseguente deserto affettivo che ciò comporta per la sua vita.

In un articolo pubblicato in Psychology Today, Oates J.C. scrive:

Sono convinta che tutti gli esseri umani creino la propria personalità. Alcuni lo fanno passivamente, in modo non consapevole, sotto l’infuenza degli altri (…) e quindi sono a metà soddisfatti, vivono con il sospetto che manchi qualcosa (…) Ma anche senza quel qualcosa vivono.

Questa riflessione è rivolta alle personalità artistiche, letterati, scultori, pittori, attori, che formano in modo più o meno consapevole la propria identità e di conseguenza la propria capacità di creare.

Ma estrapolata, messa in una recensione su Riccioli rossi come sto facendo ora, ha la parvenza di una piccola rivelazione. Lili Rose è cresciuta in una famiglia forte, unita, barricata contro l’esterno: forse anche per questo, forse nonostante questo, ha elaborato, a soli tredici anni, la propria personalità e la maturità di prendere una scelta forte, determinante per il suo futuro e per la sua felicità.

Non abbiamo sempre delle scelte? Anche una ragazzina di tredici anni ha la possibilità di scegliere. Sapevo cosa dovevo fare, avevo fatto la cosa giusta, e l’avrei fatto di nuovo. Ero testarda e combattiva, era quella la mia vera natura. Forse avevo rovinato la vita ai miei fratelli e forse anche la mia, ma l’avrei fatto di nuovo.

Ho letto questo racconto in lingua originale in un volumetto che fa parte della collana short stories pubblicata nella Biblioteca di Repubblica-L’Espresso: leggere in lingua originale fa ritrovare il piacere di una lettura più intensa, soprattutto se si tratta di un autore puro come è il caso della Oates, prolifica scrittrice americana di romanzi, racconti, saggi, poesie, sceneggiature.

Suoi sono Una famiglia americana, La ragazza tatuata, La ballata di John Reddy Heart, Per cosa ho vissuto, Una brava ragazza, Occhi di tempesta (dedicato al pubblico adolescenziale). Un’autrice di cui parlare di nuovo.

6 thoughts on “Riccioli Rossi di Joyce Carol Oates

  1. Molto, molto, molto.interessante. soprattutto nella parte in cui racconti dell’allontanamento e del deserto affettivo. come mamma affidataria di un’adolescente che invece tentenna nel dire certe verita’ familiari ( a noi le dice ai servizi sociali tende ad omettere) e con un vuoto affettivo incolmabile, devo leggerlo. Il cognome di quest’autrice non mi e’ nuovo ma non credo di aver letto nulla finora. vado a scoprirla!

    • Buona scoperta, Alessandra: la Oates non ti deluderà.
      Invece io cercherò tra le tue righe tracce di questa tua esperienza di madre affidataria per la quale, fin da ora, nutro una nuova e ancor più forte simpatia nei tuoi confronti🙂

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