Crescere Figli Maschi

NON VOGLIO UNA GENDER DIRECTIVE ANCHE NELLA MIA VITA

Domenica parlavo con un’amica, mamma di un bimbo di tre anni e mezzo, come il mio, e di una bimba di un anno, delle implicazioni gender nell’educazione dei figli.

Ci confrontavamo sulle assurdità sottese a quei giochi estremamente tipizzati sul genere (dalle casse supermercato reperibili solo in color rosaconfettozuccheroso ai banchi da lavoro modello garagedelbuonpadredifamiglia), e anche sull’anacronismo di quelli che invece lo vogliono cancellare, il genere, fingendo che tra maschio e femmina non esistano differenze di sorta.

Sono due estremi, due brutte facce di una stessa medaglia: due modi di fare giocare i bambini che possono comportare comunque, nel tempo, questioni di identità.

E mi sono ricordata due libri letti un anno fa, due testi che consiglio a tutti i genitori.

Senza distinzione, però. Che abbiate un figlio maschio o una figlia femmina, leggeteli: che siate madre o che siate padre, leggeteli.

Il primo è Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini, la naturale evoluzione del testo Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti (che del libro della Lipperini ha scritto la prefazione): un’analisi senza sconti della situazione femminile in Italia, di come vengono cresciute nella stragrande maggioranza delle famiglie italiane le bambine.

Il secondo è Crescere figli maschi di Steve Biddulph, un breve saggio sul perché i maschi sono diversi e su come aiutarli a crescere sereni, capaci e sicuri di sé. Ed è di questo testo che voglio scrivere oggi, ché in una volta sola non riesco ad esaurire il tema.

Devo prima però aprire una parentesi sul perché del sottotitolo di questo post. Alla fine dello scorso anno, dal 21 dicembre 2012, in Italia è entrata in vigore una nuova normativa europea, la cosiddetta gender directive, che vieta di discriminare in base al sesso chi desidera stipulare una polizza assicurativa a copertura di un rischio.

Ciò significa che non è consentito fare pagare prezzi diversi a maschi e femmine quando si tratta di contratti di assicurazione: il che ha comportato, in sintesi, un aumento delle tariffe per l’RC auto sottoscritte da donne (straordinarie guidatrici, difficilmente coinvolte in incidenti stradali) e un aumento delle tariffe per le rendite pensionistiche sottoscritte da maschi (geneticamente meno longevi del gentil sesso).

Una normativa che non mi trova d’accordo. Proprio perché maschi e femmine sono diversi, nella speranza di vita, nel modo di essere prudenti alla guida, per esempio:  ignorare questa cosa significa anche cancellare le grandi potenzialità e i talenti innati che differenziano i due sessi.

Tant’è: se la gender directive ha modificato una piccola parte della nostra vita (per me un po’ più significativa, abbiate pazienza) non significa che la stessa debba allargarsi anche in altri ambiti.

Come nell’educazione. Anche perché le mamme a questo gioco non ci stanno – e neanche i papà.

Crescere figli maschi è un libro che parla delle differenze motivandole antropologicamente e scientificamente, e focalizzando l’attenzione sui bambini di sesso maschile. Cosa racconta Steve Biddulph?

Che i maschi crescono in modo diverso dalle femmine, che sono fragili, che hanno una componente che si chiama testosterone con cui è bene fare subito i conti – perché se ben incanalata trasforma un ragazzino in un eroe, e non in uno stronzo, arginando, se non evitando, maschilismo, bullismo, omofobia e ginecofobia.

Dice che un ragazzo, un adolescente, non è una scatola nera difficile da interpretare e da maneggiare: nel suo sviluppo a stadi (tre, semplici semplici) si può seguire e guidare per accogliere insieme l’uomo che diventerà.

Dice che i maschi imparano in modo diverso: non che vogliono imparare in modo diverso, sono così, il loro cervello è diverso. Se le femmine sviluppano il linguaggio (e di conseguenza le capacità relazionali) prima, per un maschio queste competenze possono rappresentare un grande scoglio che rallenta i processi di apprendimento collegati.

Dice che il ruolo del padre è fondamentale: li inchioda, questi padri, ai loro doveri e alle loro responsabilità. Ma non come un martirio, piuttosto come una rivendicazione.

Un intero capitolo, il quinto, è dedicato a Cosa possono fare i padri con un invito molto forte alla necessità, talvolta, di lottare per fare i padri. L’autore porta ad esempio l’episodio della nascita della figlia, avvenuto con parto cesareo: la madre, con un post operatorio pesante, riposava, e lui si occupava della neonata tra la preoccupazione delle infermiere che chiedevano conferma alla moglie che fosse quello che desiderava, sottintendendo quello di essere sottratta dal ruolo di accudimento tipico della madre.

Dovete lottare per essere padri. Sembra che il mondo non voglia che voi siate genitori. Preferiscono piuttosto che rimaniate in ufficio fino a tardi. Sarà qualcun altro a insegnare ai vostri figli a giocare a calcio, a suonare il piano e a credere in se stessi (…) Non lasciatevi tentare dall’idea di delegare tutto alla vostra compagna. Gli uomini portano elementi di diversità nel modo di fare i genitori, elementi unici e insostituibili (…) Non c’è niente che dia altrettanta soddisfazione quanto il crescere bene i propri figli.

Ecco, di questo si parlava domenica, guardando i nostri figli maschi giocare con la cucina di Pietro, la cassa (rosa) e il mercatino di Pietro, l’aspirapolvere di Pietro, le pigotte di Pietro. Giocavano, sì, per poi lasciare tutto alla rinfusa e cominciare a rincorrersi, cercare i padri per fare la lotta, tirare giù le calze prima di calciare una palla (di gommapiuma, ché si era in casa).

No, non voglio bambine rosa, e, no grazie, non voglio bambini azzurri: ma non voglio nemmeno figli arcobaleno ( un paio di mesi fa mi parlò proprio dell’iniziativa di una nota associazione pediatrica italiana, un fiocco di nascita arcobaleno per tutti, idea nata a seguito della crociata inglese contro il rosa).

Voglio un figlio con una propria identità: quella che tutti insieme, madre, padre, familiari, amici, educatori, saremo riusciti a fare sbocciare.

Con questo post partecipo all’iniziativa il Venerdì del libro per il quale, in uno dei prossimi appuntamenti, parlerò anche di Ancora dalla parte delle bambine.

33 thoughts on “Crescere Figli Maschi

  1. Sai che da accumulatrice di libri, questo libro l’ho comprato due volte (stesso libro, ma copertine diverse)? Sono d’accordo con te seguendo il libro in questione. Mi piace però l’idea che la tua frase “Voglio un figlio con una propria identità: quella che tutti insieme, madre, padre, familiari, amici, educatori, saremo riusciti a fare sbocciare.” sia valida per tutti, maschi e femmine.
    Buon fine settimana :D!

    • Ciao Simonetta.
      Sì, la frase non l’ho pensata solo per un figlio maschio, ma per entrambi.
      E poi è per me un augurio: non sai come vorrei avere anche una figlia femmina.
      Buon week end!

  2. L’ho letto e recensito tempo fa. Qui la puoi leggere http://friendonthemoon.blogspot.it/2012/04/libro-per-chiha-figli-maschi.html?m=0

    Mi è’ piaciuto molto e l’ho trovato molto interessante. Concordo con l’unicità delle persone, con il disinteresse per colori stereotipati…..è concordo sul l’importanza della figura maschile, di padre, per un bimbo maschio…
    Ora sono alla ricerca di un libro che mi aiuti a capire in che modo alcuni atteggiamenti del padre possano influire sul figlio….è come porvi rimedio. Ne conosci qualcuno?

    • Ciao mia cara, e grazie per la segnalazione: mi piace questa condivisione di idee che un piccolo post può provocare🙂

      Venerdì sera ero in pizzeria con amici con figli più grandi e tra le altre cose abbiamo proprio parlato di libri sul ruolo del padre che io non conosco: non mi sono appuntata i titoli in quanto ero travolta dai giochi di una dozzina d bambini, ma appena riesco recupero e ti scrivo una mail.

      L’unico che mi viene in mente è quello che ho regalato a mio marito mentre aspettavo Pietro, un bel volume fotografico che si intitola Sarò padre: in pratica un percorso guidato dall’ecografia all’adolescenza. Piacevole, dovrei guardarlo bene e vedere se ci son spunti interessanti su questi temi.

  3. Mi interessa moltissimo questo libro e me lo andrò a cercare. Forse, per me è troppo tardi, dato che ho un figlio di 19 anni ( e una di 11), ma vorrei sapere se posso ancora “recuperare” un ragazzo che è venuto su molto diverso da come avrei voluto, nonostante l’impegno educativo e l’attenzione.
    Una bella segnalazione, grazie
    Linda

    • Ciao Linda,
      credo che noi madri abbiamo più risorse di quello di cui siamo consapevoli. Le possiamo mettere in campo in ogni momento, e in ogni fase. Spero che tu possa recuperare in qualche modo con tuo figlio, ricordandoti che nessuno, alla fine, è mai un prodotto finito.
      Un abbraccio
      Grazia

  4. Splendido post e libro interessantissino (ho due bimbi maschi).
    Hai scritto quanto avrei voluto leggere e apprezzo anchio la frase riportata da La Solita.
    Non mi sono mai posta la questione generi e ignoro i commenti di chi ha giudicato il regalo per il compleanno di elia: una barbie, l’ha chiesta lui!

    • Grazie di cuore, Alessandra.
      Io sono molto orgogliosa di cosa mi ha detto due sere fa Pietro: mamma, perché io non ho una casa delle bambole? Ecco, ora so cosa dovremo costruire insieme in queste prime settimane dell’anno. Idee?

  5. Pingback: Venerdi’ del libro: Il seggio vacante | Homemademamma

  6. Ciao Grazia, in effetti è un argomento molto vasto e con tante sfaccettature. Io non odio il rosa di mia figlia (e in questo periodo lei non si vuole proprio allontanare da lì…al massimo il viola) perché credo che l’importante sia “il dentro”: nella mia vita, soprattutto quella in ufficio, ho conosciuto tante donne vestite in modo super femminile, spesso molto rosa, che erano anche delle grandissime combattenti, grandissime manager, e ovviamente molto intelligenti. Però mi rendo conto che vedere sugli scaffali dei supermercati il ferro da stiro per bimbe, la scopetta per bimbe, ecc. possa portare a rinforzare gli stereotipi. Concordo con tutto quello che scrivi, e credo anche io che tanto stia ai padri, e secondo me dobbiamo lottare tutti perché loro capiscano di poter e voler fare di più. Anche perché, fondamentalmente, i nostri figli ci imitano. Ciao, buon weekend!🙂

    • Sì, hai ragione.
      Il ruolo del padre, qui evidenziato in rapporto ai figli maschi, è importante sempre.
      Per la condivisione dei ruoli con la madre, per aiutare la conciliazione famiglia e lavoro di entrambi. E, non da ultimo, per favorire uno sviluppo equilibrato e completo della personalità dei figli.
      A presto!

  7. Bellissimo post. Ho iniziato a leggere, tempo fa, “Crescere figli maschi” ma non mi ha fatto particolarmente impazzire. Le tue riflessioni sono davvero interessanti. Io vorrei un figlio libero da queste differenze di genere che spesso fanno i genitori ma anche i bimbi! Naturalmente i bimbi osservano e ascoltano gli adulti che parlano. Un anno e mezzo fa Topastro non voleva indossare la maglia rosa per la “notte rosa” che si svolge sulla Riviera Romagnola. Ho dovuto “combattere” perchè continuava a dire che era da femmina, che i maschi non indossano indumenti di colore rosa. Beh a volte succede che si passa dalla parte opposta, si combatte per far indossare una maglietta rosa a un maschietto per fargli capire che ognuno può indossare quel che vuole. Io cerco di crescere mio figlio il più libero possibile e lui ha giochi di ogni tipo, dai trenini alla cucina, attrezzi da lavoro e bambole. Non è così facile educare un bimbo libero quando ci sono mille condizionamenti come i colori, persone che incontra per strada e i suoi amichetti che gli spiegano cosa è da maschio e cosa da femmina

    • Ciao Claudia,
      grazie per avere condiviso questo episodio🙂

      Capita molto spesso anche a me che Pietro cerchi di dirmi che qualcosa è da femmina: nel weekend davanti alla vetrina di una profumeria, vistosamente infiocchettata e con prevalenza di colori pastello, mi ha detto “andiamo via, è da femmina”. Per poi, poco dopo, chiedermi la casa delle bambole (come scrivevo in risposta ad Alessandra).

      Per il tuo Topastro mi permetto un piccolo suggerimento: a maggio, quando inizierà il Giro d’Italia, fagli vedere qualche tappa (magari dal vivo, se ne hai l’occasione).

      Sarà stupito di vedere come un manipolo di uomini, atletici e combattenti, si sfidano per indossare una maglia rosa…

      • Ottima idea il tuo suggerimento🙂
        Comunque alla fine Topastro la maglia rosa l’ha indossata, deve esserci qualche foto sul mio blog, e si è stupito che ciò che gli avevo detto era vero. Siamo usciti di casa e tutti erano vestiti di rosa! Grandi, piccini, uomini, donne. Maglie, parrucche…
        A presto!

  8. Bel post! Mi trovi molto d’accordo!
    Mio figlio ha una splendida cucina ikea ricevuta in dono dalla zia lungimirante che è uno dei suoi passatempi preferiti e non ti dico del fratellino…
    Come ho detto con parole molto più semplici delle tue qui http://mammamogliedonna.blogspot.it/2011/01/e-stata-una-delle-mattinate-piu-belle.html non credo che i bambini debbano essere influenzati nelle loro preferenze, nei loro giochi, ma debbano essere lasciati liberi di esprimere quello che sono e quello che gli piace. Il libro di cui parli l’ho letto anche io e pur essendo convinta della diversità tra uomo e donna, non ricordo di aver trovato che pochi spunti interessanti.
    Bellissima l’idea del fiocco arcobaleno!!

    • Io dai libri prendo spunto per poi partire per la tangente😉
      Però questo mi è stato davvero di ottimo stimolo, tanto che l’ho consigliato a molti colleghi divenuti padri da poco: sono loro che lo devono leggere!

  9. Ti ringrazio per le due proposte di lettura.
    Concordo pienamente con te su quanto sia importante accettare e valorizzare le differenze di genere, e le differenze in genere, aggiungerei.
    E’ solo dalla reciproca accettazione e collaborazione che può nascere vera integrazione.
    Sono altresì convinta che la parità a tutti i costi non giovi a nessuno, in primo luogo alle donne. Ma questo sarebbe un discorso piuttosto lungo…
    Buona domenica!
    A presto!🙂

  10. Io ho la classica coppia, femmina e maschio, quindi potrei leggere con interesse entrambi i testi di cui parli .
    Hai fatto delle riflessioni molto belle, mi ci ritrovo.
    Ciao!

    • Ciao Maris,
      spero in questo mese di trovare tempo da dedicare anche all’altro testo, quel Ancora dalla parte delle bambine che merita il giusto spazio.
      Ne riparliamo allora?

  11. Questo post me lo stampo e me lo conservo.
    Grazie grazie grazie
    Per i consigli di lettura e le riflessioni.
    Ho un compagno splendido per tanti versi ma vorrei che fosse più presente nella sfera affettiva ed educativa di nostro figlio, ma credo stia ripetendo la modalità di suo padre che da giovane ha delegato la famiglia alla moglie, ma che tuttavia sta recuperando alla grande come nonno.
    Vedrò di leggerli e farli leggere (ma sarà dura).

    • Ciao e grazie a te!
      Come scrivevo in risposta ad un altro commento, sono riuscita a proporre con successo questo libro a diversi neo padri: è breve, è semplice, contiene delle vignette ironiche e di casi di vita vissuta.
      Insomma, il genere di manualetto semplice che a qualsiasi uomo anche poco amante dei libri riesci a fare digerire😉

  12. Ciao, mi sono imbattuta in questo post per caso, e mi è piaciuto davvero molto. Grazie del consiglio di lettura: provvederò. Mio figlio ha poco più di due anni, ha chiesto a babbo natale, Ciccio bello e l’aspirapolvere. Ha la cucina, gli piacciono macchine e trattori. Anche io, mi sono imbattuta in assurdi pregiudizi e stereotipi. Mi piacerebbe potergli insegnare ad andare oltre!
    Ciao e piacere di averti conosciuta.

    • Ciao, benvenuta!
      Spero che Babbo Natale abbia accontentato le richieste di questo ometto dai gusti interessanti🙂

      Sei una madre, sono certa che hai voglia e sai come insegnargli ad andare oltre.
      Spero di potermi nuovamente confrontare con te: questi incontri mi arricchiscono.

      Un sorriso
      Grazia

  13. Questo post mi ha commosso ed il tuo consiglio di lettura era proprio quello che cercavo.
    L’identità di un bambino e dell’adulto che diventerà, e la consapevolezza di essere unico, sarà sempre la sua carta vincente.
    Spero di contribuire in modo positivo allo sbocciare di mio figlio.
    Cate

    p.s. mi ero persa questo post, che ho scoperto per caso seguendo il #faiilpapà. le nostre vite ultimamente si incrociano molto spesso! Che bello!

  14. Che strano capitare qui da un link su twitter e trovare un tema di cui ho appena scritto sul mio blogghé. La magia dell’internet ò_ò
    Beh… ammetto che sono un po’ in disaccordo. Ovvero trovo che le differenze biologiche siano minime e neanche lontanamente determinanti quanto l’influenza dell’ambiente sul pargolo. Consiglio ‘Questioni di genere’ di Robert Connell, perché riporta una marea di studi sulle differenze tra i sessi fatti già a fine ‘800. Poi che qualche differenza ci sia è anche vero, però – secondo me, eh! – non è rilevante quanto si crede.
    Poi sono d’accordo su tutto il resto, specie sulla conclusione, sul ‘Voglio un figlio con una propria identità: quella che tutti insieme, madre, padre, familiari, amici, educatori, saremo riusciti a fare sbocciare.”
    Avessi amiche/ci in dolce attesa consiglierei questo libro🙂

    • Ciao, e benvenuta.
      Grazie per le tue riflessioni e per il tuo suggerimento di lettura: è un testo che non conosco e l’ho già messo tra le mie prossime letture.

      Il tema, come si sarà notato, mi interessa e non solo come madre: approfondiere i punti di vista aiuta a capire e a capirsi.

      Spero in prossime occasioni di confronto🙂
      Grazia

  15. Pingback: Ricevere Piccole Sorprese… | ToWriteDown

  16. “Voglio un figlio con una propria identità: quella che tutti insieme, madre, padre, familiari, amici, educatori, saremo riusciti a fare sbocciare.” Quanto mi ha colpita (positivamente intendo) questa tua frase!
    Sono mamma di due maschi (quasi 4 anni e piu’ di 2 anni); mi hai incuriosito molto; appena arrivo in Italia corro a prendere questo libro. Grazie!

    • Ciao Drusilla,
      stamattina ho finalmente trovato il tempo di venire a conoscerti tra el pagine del tuo blog condiviso e ho sorriso vedendo la tua immagine scattata in montagna (Dolomiti?) nella presentazione di una donna che vive a Kuwait City🙂
      Come mi piacciono le donne piene di contraddizioni!

      Spero di avere modo di incrociarti spesso.
      un sorriso
      Grazia

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...