Quando il Coraggio batte il Talento

COME SVILUPPARE IL PROPRIO IO CREATIVO: ALLENAMENTI #2

Secondo appuntamento con La via dell’artista e primo grande scoglio da affrontare: come recuperare la sicurezza, uscire dall’ombra e sconfiggere i propri personali killer creativi.

Uno dei principali desideri delle menti creative è l’appoggio degli altri: il bisogno che gli altri riconoscano il valore dei nostri tentativi artistici è forte tanto quanto il desiderio di vederci riconosciuto un meritato successo.

Purtroppo la via di molti artisti è lastricata di mancati incoraggiamenti, risultati ignorati se non derisi, richieste di ragionevolezza: in una parola, di atteggiamenti censori.

Di censori e killer creativi ho parlato tempo fa riferendomi a una delle mie più grandi paure: crearne, inconsapevolmente, non solo per me stessa ma anche per mio figlio.

E’ che comunque ognuno di noi ha i propri censori collezionati nel corso della propria vita: a partire dal genitore che ha sempre detto che con l’arte non si campa fino al compagno di vita che denigra i nostri tentativi di creatività (ebbene sì, per quanto ci vogliano bene certe cose di noi non le capiscono) passando attraverso un insegnate zelante (che ci faceva scrivere in classe poesie per poi correggerle…) o un amico di banco che castrava ogni nostro tentativo di differenziarci dalla massa.

Questi incontri possono portare molti artisti a non riconoscere i propri talenti e a vivere nell’ombra: come dice Julia Cameron ne’ La via dell’artista, la differenza tra un artista dichiarato e uno in ombra non è il talento, è il coraggio.

L’esercizio da fare in questa settimana per continuare la via dell’artista consiste proprio nell’individuare i propri censori, affrontarli e, anche materialmente, farli fuori.

Ecco spiegato anche il senso dell’immagine che ho prescelto per illustrare questo post: le freccette mi divertono. Non è detto che al posto del bersaglio non ci possa essere l’immagine di un censore: sì, individuo i miei censori e poi ci gioco a freccette. E’ un ottimo sfogo! Oppure, se preferite, scrivete il loro nome su un foglio e poi cancellatelo: anche furiosamente, se necessario.

Non sto scherzando: funziona, serve per eliminare l’immagine negativa dalla nostra mente e permette di sentirsi liberi di fare nuovi tentativi di creatività.

Qualche tempo fa ho seguito il suggerimento di Julia: ho diviso la mia vita in periodi di cinque anni e ho pensato a cosa era successo di importante in quegli anni, concentrandomi sulle persone che più mi hanno influenzato. Mi sono accorta che c’erano tante persone dimenticate: di alcune ho scoperto di avere bellissimi ricordi, di altre ho riconosciuto un ruolo negativo, censorio.

Un esempio lo voglio fare: sette o otto anni fa ho frequentato un corso per sceneggiatori. Una cosa seria e impegnativa che mi ha portato alla realizzazione di un cortometraggio sul tema dell’information overload.

Alla sceneggiatura lavorai con una ragazza dal talento eccezionale, una miniera di idee con la tendenza a sovrapporle continuamente, fino ad entrare effettivamente in sovraccarico cognitivo da sola. Riusciva a mandarmi una decina di mail all’ora (abbiamo lavorato in gran parte a distanza) e il mio ruolo, alla fine, è stato quello di veicolare un flusso creativo costante nella logica metodica di un corto di venti minuti scarsi.

Un lavoraccio che diede ottimi risultati e anche lei ne fu felicissima: probabilmente però frustrai alcune sue aspettative visto che ricordo una conversazione in cui mi disse che a suo parere dovevo dedicarmi ad altro nella vita. Ci restai male, ma alla fine feci proprio così: non mi sono più avvicinata ad una sceneggiatura da allora. Lei rappresenta per me un censore: non ho una sua foto, ma scrivere il suo nome su un foglio, magari subito sotto le tre pagine del mattino, e poi scarabocchiarla, mi alleggerisce.

Julia suggerisce di prendersela con i propri censori (dopo averli individuati con il suggerimento di suddividere la propria vita in fasi di cinque anni) ogni giorno, subito dopo avere scritto le tre pagine: un  esercizio da fare per una decina di giorni, anche di più se necessario.

A proposito: continuate a scriverle (o cominciate a farlo), le famigerate tre pagine, cercando di usare carta e penna.

Riguardo allo scrivere a mano mi piace segnalare un interessante articolo pubblicato da Arturo Robertazzi sul suo blog.

In Da Social Freak a Scrittore all’Antica: 8 Buone Ragioni Per Passare alla Penna Robertazzi enumera otto vantaggi dello scrivere a mano, otto fruttuosi motivi dedicati a chi fa della scrittura la propria arte e che personalmente affiancherei a quelli indicati da Julia riguardo all’utilità delle tre pagine. Scrivendo a mano si raggiungono più velocemente gli obiettivi, si è più efficaci, più concentrati e si ha la possibilità di costruire ricordi tangibili: i quaderni, che con la loro stessa presenza ci ricordano che dobbiamo dedicarci alla scrittura, si possono conservare in libreria, proprio come i libri che diventeranno.

Ricordatevi poi di voi stessi e dell’artista che vive in voi: incontratelo durante un rendez vous da programmare per mero divertimento.

Se avete incrociato La via dell’artista solo con questo articolo e siete interessati a capire da dove si parte, vi segnalo i post precedenti:

A lunedì prossimo, 26 novembre,
per la continuazione degli AllenaMenti con un esercizio
di costruzione di vite immaginarie (a me piacciono tantissimo!)

 (Photo credits: sxc.hu)

40 thoughts on “Quando il Coraggio batte il Talento

  1. A volte però dai censori possiamo imparare molto, anche se non sempre ci fa piacere sentire quello che ci dicono. Però anche dopo tempo, ripensando alle lezioni sgradevoli che qualche censore mi ha dato, mi rendo conto che in fondo erano utili. Quelli veramente negativi invece li ho proprio accantonati, come un trauma freudiano che è sempre pronto a riaffiorare😉

  2. Buongiorno cara. Eccomi pronta all’appello. Ti informo che da mercoledì scorso sto scrivendo le tre pagine del mattino (oddio, qualche volta mi sono ritrovata a finirle a mezzanotte dopo un buco di 12 ore… e quasi mai è la primissima cosa che faccio…). Eh…i killer creativi…ci ho pensato e mi sono resa conto che la mia principale killer creativa di me stessa sono proprio io. Certo, dovrei scavare un po’ di più per cercare di arrivare al nocciolo, per scoprire magari che questo atteggiamento nasce dall’incontro con altri killer creativi che mi hanno condotto su questa strada.
    Ho letto anche il link che hai suggerito. Quando scrivo (evo) racconti e simili, l’ho sempre fatto a mano. Mi ritrovo in quei punti. Scrivere a mano è viscerale ed io fatico a non scrivere in modo viscerale.
    Comunque complimenti per la simpatia della tua compagna del corso di sceneggiatura! Non per essere cattivi, ma quando incontri persone così ti viene voglia di augurare loro di non avere mai successo in quello che stanno facendo!😀
    Oggi mi prendo le mie due ore per me. Non è molto artistico, ma farò una cosa che non faccio praticamente mai (è una cosa che non ho mai amato): andare dal parrucchiere. Dopo mi perderò tra gli scaffali della libreria che sta proprio lì vicino.
    Ti auguro una buona giornata e ti ringrazio per questi tuoi post. Mi ricordano che non devo abbandonare il mio sogno, anche se poi tale rimarrà (eccomi in azione come killer creativo…).😉
    Un abbraccio

  3. Grazie per domenica: mi sembrava di essere a Milano con te. L’impressione è che il libro per bambini in versione cartacea sopravviverà (e credo che lo farà alla grande finché ci sono editori come Topipittori, Babalibri, Orecchio acerbo, Principi & Principi), come ha già fatto con l’arrivo dei videogame, le play e le wii.
    Io non sono una creativa (l’unica eccezione se vogliamo è il mio blog, che potrei definire “un parassita” della creatività altrui scrittori-editori-illustratori): è vero però che i “censori” esistono in tutti i campi, blog-parassiti compresi.
    Ciao e buona settimana!

  4. Ciao Grazia, mi piace molto il tuo modo di interpretare e filtrare ciò che ha detto e scritto Julia Cameron nei vari capitoli del libro…mi aiuta a vedere le cose da altri punti di vista…
    Io ne ho scoperti tanti di censori…sicuramente uno tra questi è mio papà quando ero più giovane e studentessa, ma anche alcuni professori del Liceo Artistico che mi hanno fatto sentire spesso a disagio e incapace di creare cose all’ altezza delle loro aspettative.
    Anch’io avevo individuato due o tre censori, li avevo pasticciati e cancellati con la penna:-)))
    e ora che mi fai pensare, mi hai fatto venire voglia di andare a rileggermi quello che avevo scritto a proposito.
    Per quando riguarda il momento presente ti voglio dire grazie, grazie perchè icontemporaneamente a questa vostra partenza nel percorso di recupero creativo mi sono sentita più forte e coraggiosa.
    Ora ho ricominciato a disegnare e a sentire quella vocina che dice: “perchè no?”
    grazie davvero di cuore!!!
    Buona settimana!

  5. Io ho creato un fascicolo pinzando degli A4 a quadretti. Ci faro` una copertina dal titolo “brainstorming – la via dell’artista”. Fa piu` figo no? Secondo me scegliendo con cura cosa usare (anche la penna) il lavoro e` piu`…non so…importante? Pero` non so se riusciro` a scarabocchiare sopra il nome dei miei censori…mi fa tanto woodoo…come faccio ad azzerare dentro di me un essere umano? Posso provare con l’idea che lui si era fatto di me? Magari mi viene piu` facile.
    Grazie e sai che adesso attendo con trepidazione ogni lunedi`?
    Scake

  6. la mancanza di coraggio a volte non dipende da qualcuno se non da noi stessi. Troppo spesso sogno…e non rincorro….forse è vero dovremmo osare di più, essere un pò più spavalde….ed invece un pò come dice Tamara ci blocchiamo al solo pensiero…
    comunque mi piace molto anche questo secondo appuntamento.
    Riflettevo però sul primo appuntamento: io non mi sento bloccata quando scrivo con la tastiera (del pc, del blackberry), riesco a scrivere visceralmente fiumi di parole, valanghe di pensieri….anche se amo molto scrivere anche a mano. E’ possibile secondo te, anche Julia Cameron non avrebbe nulla in contrario o sono io che mi “sopravvaluto”?

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  14. Salve. Proprio in questi giorni affronto i miei censori. Non è la prima volta che percorro la via dell’artista, come dice J. C. osservo lo stesso panorama da un’altezza diversa. E’ vero che noi donne siamo bravissime a bloccarci da sole, ma se si scava a fondo veramente c’è sempre qualcuno che ha dato l’avvio. Tra i miei censori c’era una prof della prima media che fece una cosa orribile, in occasione di un concorso selezionò il disegno di una mia compagna di classe, copiato da una copertina ma ben eseguito e scartò il mio, originale ma mancante della famosa tecnica. Adesso, riflettendoci ancora e liberando il dolore di quell’esperienza, mi rendo conto di quanto destabilizzante fu il comportamento di chi per me doveva essere un riferimento, un adulto che imbrogliava, in un luogo dove ogni giorno ci predicavano l’esattezza, la puntualità, la correttezza e bla bla…il risultato è stata una perdita di fiducia nelle mie capacità ma soprattutto l’idea che se sei già bravo tutto ti è concesso , se hai delle idee ma devi imparare ad esprimerle non va bene. Se potessi recuperarlo, quel disegno, adesso so che lo troverei bellissimo.

    • Grazie per avere condiviso la tua esperienza. Mettere per iscritto esperienze, sensazioni e rabbie aiuta a liberarsene: da frequentatrice dei metodi di J.C. non ti racconto nulla di nuovo, ma spero che questo ennesimo gesto di mettere nero su bianco abbia contribuito ad alleggerirti nuovamente .

      Purtroppo gli insegnanti incontrati alle medie o alle superiore sono tra i censori più diffusi.

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  21. leggere questo post mi ha fatto venire in mente un censore della mia vita:il professore di ed. artistica,in prima media ci dette il compito di disegnare una natura morta..io ritrassi la mia merenda,una crostatina del mulino bianco e il brick del succo di frutta ..mi disse che avrei dovuto fare un pezzo di pane e formaggio e un bicchiere di vino o un vaso di fiori,come avevano fatto tutti gli altri..Oo..adesso prendo un foglio,ci scrivo sopra il suo nome e lo tagliuzzo tutto..oh.e qui mi fermo,voglio mettermi in pari con i post ma devo farlo gradualmente,leggendoli e mettendoli in pratica tutti insieme rischio il tilt!

    • però (scusa se scrivo qui alcune cose che stanno venendo a galla..) mi è anche tornato in mente quando un giorno alla scuola materna dovevamo dipingere il cielo..come tutti avevo dipinto una striscina azzurra in alto,ma avevo usato troppa acqua e mi colò giù,riempiendo il foglio.Io,disperata,non mi davo pace,quando intervenne la maestra e mi elogiò davanti a tutti: “brava,hai fatto tutto azzurro,perchè l’aria è da ogni parte” .. non smetterò mai di ringraziare quella maestra,mi ha insegnato a far dei difetti virtù, è una cosa che mi porto dietro ancora oggi in tutti i miei dipinti.=)

    • Della tua quotidianità merendina e brick erano parte integrante e integrata: peccato per quel prof non averlo capito.
      Lo hai eliminato, vero?

      E l’altro ricordo, ecco, trattienilo con te sempre: è di quelli preziosi, a cui tornare con la memoria per farsi coraggio nei momenti meno fecondi.

      Un sorriso

      • sisi,l’ho eliminato,insieme a molti altri e sta accadendo una cosa bellissima:ho sempre avuto un mare di idee da realizzare,adesso,grazie alle tre pagine e alla soppressione (quotidiana) dei killer sto trovando il coraggio di non tenerle solo nella mia testa,ma di trasferirle attraverso i pennelli..:) GRAZIE!!!!……=) ora posso passare a leggere il punto successivo🙂

  22. Pingback: Incontro con l’Artista | ToWriteDown

  23. Anch’io come parecchie persone e alcune delle commentatrici sono stata (e in parte ancora sono, ma ci sto lavorando) il primo e più grande censore di me stessa.
    Invece di essere uno spazio libero e liberato dalle ansie del mio carattere, sempre in cerca di perzione e tendenzialmente insoddisfatto, la scrittura ne è stata a lungo una vittima fra le altre.
    Ora mi sto occupando di riavvicinarla, accarezzarla, medicare le ferite che le ho inflitto.
    Farò questo esercizio un giorno dei prossimi, e ti farò sapere com’è andata.

    Un altro mio problema è senz’altro quello che attribuisci alla ragazza della quale hai raccontato, quella del corso di sceneggiatura: il sovraccarico cognitivo.
    Sto cercando di partire da zero, seguendo i consigli più elementari per districare le idee, vagliarle con calma (riuscendo anche a cancellarne, a rinunciare a quelle meno meritevoli; e rinunciare e cancellare sono obiettivi fatali e necessari per chi crea), insomma per non farmi sopraffare.
    I tuoi Tips on writing a questo proposito mi sono parsi subito come l’acqua di un’oasi per un viaggiatore occidentale perso nel deserto😉

    Ma ora ricomincio da capo e vado con ordine dentro i post di questa serie.
    E domani spero di trovare nel circuito bibliotecario il manuale della Cameron.

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