Quanto Conta l’Opinione del Lettore?

Sabato scorso su La Lettura, il supplemento culturale de’ Il Corriere della Sera, appariva questo articolo: Quando il lettore (e non il critico) certifica la qualità del libro, di Filippo La Porta.

Le riflessioni del critico letterario prendono avvio da una notizia per lettori: l’edizione italiana di Rosa Candida (Einaudi), terzo romanzo della scrittrice islandese Audur Ava Olafsdottir, riporta in quarta di copertina due citazioni a scopo promozionale. Una, molto breve, è tratta da un articolo apparso su una rivista francesce, l’altra è un lungo brano di oltre cinque righe tra le quali: Questo è un libro più grande della vita. Inizi a leggere e ti ritrovi in un uno stato di grazia. L’opposto dei libri che vuoi finire in fretta… Firmato: Dal commento di una lettrice su Amazon.

Ora, la traduzione dell’espressione idiomatica larger than life in più grande della vita fa un po’ rabbrividire (pensando che dietro c’è un editore del calibro di Einaudi): bastava straordinario, eccezionale, al peggio esagerato. Ma soprassediamo.

Quel che è straordinario è che Einaudi, uno degli editori più importanti del mercato domestico, abbia deciso di sdoganare il lettore comune, riportando una recensione anonima per promozionare un libro che in altri Paesi ha raggiunto un notevole livello di notorietà e vendite.

La Porta, il critico, afferma nel suo articolo che questo segna in qualche modo la fine della critica, o almeno di qualsiasi pretesa di autorevolezza e prestigio della critica tradizionale; e, per contro, la vittoria della democrazia del web, che porta ad essere tutti sullo stesso piano, tutti lettori anonimi di Amazon.

Potrei continuare io per lui: tutti booksblogger? Tutti recensori? Tutti in grado di dare un parere illuminato ad un testo amato o odiato?

Io credo che le opinioni dei lettori siano importanti per decretare il successo di un libro: molti libri si sono diffusi in base al passaparola, e raramente il passaparola di librai, bibliotecari, insegnanti, o lo sforzo di guidare il meccanisto da parte degli editori stessi, è riuscito ad essere potente come quello dei semplici lettori. Che passaparola hanno sempre fatto, anche prima dell’avvento del web: certo, tramite forum, blog, siti come Anobii o Amazon, le opinioni si diffondono molto più rapidamente e la cassa di risonanza rimbomba più forte, ma sempre di passaparola si tratta.

Ed il saper argomentare bene i propri giudizi di valore non è appannaggio solo di chi ha fatto della critica il proprio mestiere.

Non sono un critico letterario, ma spero che le mie opinioni sui libri che presento su ToWriteDown possano servire a chi si chiede: cosa c’è dietro a questo libro, a questo titolo, a questa copertina? A proposito: lo faccio con l’etichetta Imitation of Life, in onore dei R.E.M. ma soprattutto per ricordare che le storie, tutte le storie, non possono che essere frammenti di vita, vissuta o ancora da vivere.

(Il Lettore di Adolf Vallazza)

16 thoughts on “Quanto Conta l’Opinione del Lettore?

  1. frammenti (filtrati) di vita, direi d’impulso. interessantissimo. sto indagando anch’io sulla narrazione e le possibili e anche democratiche forme… magari ne parliamo😉

  2. questo è davvero un argomento larger than life!!! l’opinione del lettore conta eccome se conta, ben + di quello del critico, perchè il lettore comune, quello della strada, non ha filtri pregiudizi, e, purtroppo tocca dirlo, motivazioni secondarie/mercenarie. Credo che Einaudi possa aver dato il via ad una nuova era di recensori anonimi. baci cara a presto se ti va

  3. L’opinione del lettore conta: frequento da due anni un gruppo di lettura e questa condivisione ha portato tutti a leggere cose che altrimenti, forse, non avremmo mai letto!
    Personalmente le critiche ai libri non le leggo mai, preferisco scambiare idee con persone che conosco, sia al GdL che in rete.

  4. Pingback: Summer Time (Part Five) | ToWriteDown

  5. L’opinione del lettore conta, è ovvio. Senza lettori, impliciti, espliciti, reali, non ci sarebbero storie da raccontare e dunque libri da vendere. Credo però che in questo dibattito si debba ripartire dai fondamentali, e cioè le vecchie funzioni fondamentali (Jacobson rules) della teoria della comunicazione. Detto in soldoni, io credo che tutti gli emittenti (i.e.: i potenziali critici di libri, siano essi fini saggisti o ‘lettori comuni’) abbiano non solo dignità ma diritto di residenza nella repubblica delle lettere. Ma, se compro un libro Einaudi, e lo pago, e chiedo delle cose in cambio di questo pagamento, mi aspetto che persone competenti, e che hanno studiato per quello, e che sono pagate nel mondo editoriale anche dai soldi del mio acquisto mi forniscano indicazioni di recensioni diverse da quelle del ‘lettore comune’. Insomma, nel canale fascetta di libro io preferisco avere il nome di un recensore, di cui so le preferenze, il background, la formazione, i gusti e dunque del quale posso al meglio valutare il giudizio, non per fidarmene necessariamente, ma per inserirlo in una storia di formazione. Altri sono i canali (attenzione, non meno importanti o attendibili) – la rete, anobii, goodreads – da cui mi aspetto recensioni di altro tipo, e di altrettanta soddisfazione!

    • Sono anche io della tua opinione per quanto riguarda la qualità che mi aspetto da un’opera letteraria proposta da una casa editrice: per quanto attento e sensibile, non credo che il lettore comune possa soppiantare il lavoro di altri esperti della repubblica delle lettere.

      Odio le fascette, e generalmente in casa mia neanche entrano, ma trovo un segnale la novità che Einaudi ha osato in questa occasione: positivo o negativo, tant’è che mi ha colpita e ha avvalorato, in un qualche modo, il contenuto condiviso di molte comunità on line, come tu citi in chiusura di intervento. Aggiungo, e permettimelo: bellissimo intervento. Come sempre si ha un grande valore aggiunto ai post quando c’è un tuo commento.

  6. Una domanda interessante è: “Quanto conta l’opinione?”
    Non credo sia una questione banale. L’Arte in passato ha avuto parecchi critici, specialmente quella “accademica” cioè regolarizzata da regole ben precise: tuttavia dall’Espressionismo in poi(o forse le seguenti correnti, ma penso di essere abbastanza sicuro), gli artisti hanno dichiarato che la loro arte non poteva essere giudicata da alcuno perché ogni osservatore poteva cogliere nelle loro opere una propria idea/visione.
    Penso non sia molto diverso parlando di opere letterarie: l’opinione, il passaparola può servire per conoscere l’esistenza dei libri ma non il loro contenuto.
    Poi vabè, io sono il tipo che non legge recensioni – a meno che non sia strettamente necessario – e si limita a conoscere libri nascosti, poco conosciuti o conosciutissimi ma per qualche motivo sfuggiti alla mia vista.

    In ogni caso è apprezzatissimo il tuo sforzo, ToWriteDown, nel consigliare i libri sappilo!😀

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