Ebook e dintorni

Alla fine di febbraio su Domenica, il supplemento culturale de’ Il Sole 24 ORE, appariva un articolo a firma Tim Parks: Letterati, alleatevi con l’ebook.

Dopo la lettura di questo articolo e dopo le punzecchiature ricevute da Stefano, mi sono decisa e ho iniziato a leggere con il mio Kindle Touch qualcosa: pensavo di fermarmi a qualche testo classico, e invece ho continuato. Con grande soddisfazione.

Tim Parks riportava le opinioni di alcune prestigiose penne, tutte contro la lettura digitale: quella del romanziere inglese Andrew Miller, vincitore del prestigioso Costa Prize for Literature, che spera che almeno la narrativa letteraria continui a essere letta su carta; quelle di Jonathan Franzen, l’acclamato autore di Le correzioni e Libertà, e di Julian Barnes, Man Booker Prize 2011, che si appellano di continuo per la salvaguardia del libro stampato, con un occhio di riguardo per la lettura dei classici. E a partire da queste, Tim Parks si chiedeva cos’è che questi letterati temono di perdere, se il romanzo cartaceo dovesse effettivamente tramontare? Perché se a livello pratico è fin troppo facile difendere l’ebook (accessibilità, fruibilità, personalizzazione, lettura ovunque sono solo alcuni dei vantaggi), è all‘esperienza della lettura in sé e al rapporto con il testo che si deve guardare.

Effettivamente esiste un nutrito gruppo di lettori che non si fa problemi a confessare un amore quasi fisico per i libri: per l’odore che sprigionano, per la consistenza porosa della carta di cui sono fatti, per le immagini evocative o meno delle copertine, per gli appunti da scribacchiare sui margini, per il piacere di contare il numero di pagine lette in un certo periodo (cosa che facilita anche la libreria su Anobii).

Considerazioni, queste, che in parte faccio anche mie e che mi hanno impedito per lungo tempo di leggere su formato diverso dalla carta: addirittura in alcuni casi ho volumi della stessa opera in edizioni differenti perché il piacere della lettura mi sembrava diverso.

Una fissazione mentale: la letteratura è fatta di parole, scritte o parlate, ascoltare Dante declamato da Benigni non lo rende così diverso dal leggerlo in Times New Roman, sempre Dante resta. La poesia dell’Infinito di Leopardi mandata a memoria resta una opera letteraria, lo è nella nostra mente quanto lo è sulla pagina.

Una fissazione mentale di cui ho capito l’origine leggendo l’articolo su Domenica: dentro la mia esperienza di lettura molte volte c’è non solo il possesso fisico del testo, ma anche quello culturale.

I miei genitori non hanno avuto la possibilità di studiare: sono comunque persone dalla mente attiva, la loro cultura è un faidate e la nostra casa è sempre stata piena di libri, bellissime edizioni di classici o di enciclopedie prese per i figli. Il possesso della cultura è stato il loro modo per riprendersi qualcosa che non avevano potuto avere da ragazzi e per offrirlo a noi, il loro modo di contribuire alla nostra crescita culturale: in effetti è vero che possedere un bel volume, l’oggetto-libro, offre un’illusione di controllo, quasi che la cultura si possa assimilare per osmosi. In realtà, ed è per me una recente scommessa, non serve questo possesso: perché una volta terminata la sequenza di parole e chiuso il libro è difficile qualificare ciò che resta in nostro possesso.

Quello che resta è nostro: può essere un tesoro, una ricchezza, oppure una delusione, una irritazione, una sensazione duratura che resta dentro di noi indipendentemente dalla fine che farà quel grosso volume posato sulla libreria. Pertanto resta nostro anche indipendentemente dalla fine di un file, letto a pc, con un Ipad o con l’inchiostro digitale di un ebook reader.

Ho deciso quindi di dare una chance al mio ebook reader che giaceva sul ripiano dell’armadio da alcuni mesi: e l’ho fatto iniziando proprio dai classici. Il mio primo ebook è stato 1984, la meravigliosa opera di George Orwell che parla di libertà negate, di crescite personali e di testimonianze autentiche: e che, per rispetto, merita un post review a parte.

Come è andata l’esperienza di lettura con il Kindle? Bene, molto bene. Ma ciò non significa che lascerò i miei amati libri di carta: loro restano ancora ben allineati nelle mie librerie (e molti ancora negli scatoloni, in attesa di una nuova libreria). Del resto potrebbero diventare una bella eredità per mio figlio che nel suo mondo futuro potrebbe rivenderli ai collezionisti di vintage (nessun lettore di Nathan Never tra di voi?).

22 thoughts on “Ebook e dintorni

  1. Eccomi! Lettore indefesso di Nathan Never, di libri cartacei che mai finirò di leggere, almeno spero, e di ebook. La mia di esperienza è stata quella di un entusiasmo iniziale molto forte, ovunque avessi occasione aprivo il mio kindle e leggevo, poi sono un po’ tornato indietro, anche perchè il kindle è condiviso per la lettura, non è il mio turno ora! Continuo a comprare libri cartacei, il kindle non ha affatto modificato il mio amore per i libri.

    • Ciao, felice di averti incontrato: vengo dai tuoi pensieri sparsi su un blog che mi piace molto, complimenti.

      Nathan è l’uomo che avrei voluto incontrare anche se a dire il vero non avrei mai voluto vestire i panni né della moglie né dell’amante né delle fidanzate😉

      Come avrai capito leggendomi, rivesto i libri di un significato che va oltre i loro contenuti: quindi non potrei mai abbandonare le storie di carta per gli ebook, ma la sperimentazione, che avrei detto a priori infruttuosa, in realtà qualche frutto sta dando.

      Alla prossima
      Grazia

  2. Anche io ho ceduto al Kindle touch e ora lo trovo talmente pratico che compro tutti i libri in formato KIndle! Ma…..sto ancora leggendo altri libri su carta e uno è proprio Libertà di Frenzen!

      • Posso intromettermi?🙂
        Ho letto Le correzione e La ventisettesima città, il secondo l’ho letto molti anni fa, mi pare sia di fine anni 80 o giù di lì, mi è piaciuto di più di Le correzioni e credo che Franzen sia un po’ sopravvalutato, mi sembra anche alquanto spocchioso, preferisco di gran lunga Safran Foer, su tutti D.F. Wallace, anche M. Cunningham di Carne e sangue, davvero notevole.
        Perdonate l’intrusione.

  3. L’acquisto del Kindle è in programma, prima o poi arriverà anche il suo momento.
    Sarà comodo e per molti versi più economico, potrà sostituire i contenuti ma mai il libro come oggetto di piacere.

  4. Sono orgoglioso di te!
    Io non sono un amante dei libri nel senso più fisico del termine, per questo motivo non ho subito un “trauma” con il passaggio al digitale.
    Mi piace possedere i libri, ma solo quelli importanti, gli altri sono dei prefetti complementi d’arredo (anche se per i miei Dylan Dog ho una adorazione particolare).

        • Se sei comunque riuscito a rimanere fedele alla serie principale sei già stato bravissimo!
          Ho un amico di università che ha arredato tutti i balconi di casa con armadi di ferro, di quelli per esterni ma ben impermeabilizzati: lì conserva le sue collezioni di fumetti, in balcone…

  5. Come ho scritto a Giulietta sul suo “Happy Kindle to me” sono felice di incontrare amanti dell’e-reader e degli e-book, in realtà sono un pò stufa di certo snobismo “cultural-tecnologico”, intendiamoci io ho un amore che rasenta il feticismo per l’oggetto libro…ma un e-reader è nella lista dei miei desideri… e poi ho scritto un e-book e volevo segnalarlo a voi tutte…si intitola MADRI pubblicato e venduto su AMAZON al costo di un caffè…procreazione assistita, clandestinità, aborto, testamento biologico e soprattutto AMORE sono i temi attualissimi, controversi e sempre più incalzanti che tratto…li racconto “da dentro”…da dentro il dolore, da dentro l’amore…spero di avervi incuriosito…buona estate e buona lettura a tutte!!!

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