Constance, L’Estranea di Patrick McGrath

 

Mi restano poche pagine, una ventina o poco meno, per terminare Constance, L’estranea nell’edizione italiana: non posso centellinarle ancora, finiranno nell’ultimo viaggio in metropolitana della giornata, e stasera sarò orfana.

E’ la sensazione che provo ogni volta che arrivo alla fine di una storia narrata da Patrick McGrath, scrittore inglese di cui ho amato l’inarrivabile Follia, uno dei miei libri preferiti di sempre: è davvero difficile non fondersi con i suoi personaggi, mantenere in qualche modo uno sguardo distaccato su vite che assomigliano pericolosamente alle nostre.

Una sensazione che Diletta Parlangeli ha descritto molto bene nella sua recensione per BOL, scrivendo che è davvero una sfida mantenere la distanza di sicurezza dai personaggi di questo autore. Una sfida, tra l’altro, che io perdo sempre.

Constance è figlia, sorella, moglie e matrigna: e interpreta tutti questi ruoli con una vena di disperazione e una dose di cattiveria, seguendo un copione che sembra irrinunciabile e che la conduce molto velocemente in un tunnel di lucida follia.

Il marito, Sidney, è un affermato studioso di poesia romantica; la sorella, Iris, è una ragazzina romantica che si innamora dell’uomo sbagliato; il figliastro, il dolcissimo Howard, cerca romanticamente in Constance l’affetto perso della prima madre; e il padre, Mogan, quello che le rivela la verità sulla sua nascita, non ha nulla di romantico se non l’atmosfera in cui sembra calato.

Sullo sfondo, tra una New York indifferente e patinata e una grande casa di campagna in rovina, sospesa tra la ferrovia e il fiume, teatro entrambi delle tragedie di famiglia, la vita scorre ma sembra essere insignificante presi come siamo dal dramma di Constance, che trasforma le sue nevrosi in mostri che portano distruzione e dolore.

Simboli di una perdita irreversibile sono due elementi che ricorrono nel romanzo: la Penn Station di New York, osservata in momenti diversi dai protagonisti del romanzo, che vivono negativamente la sua demolizione (i miei sentimenti nei confronti dell’architettura sono simili a quelli nei confronti del matrimonio, odio vedere una cosa distrutta prima del tempo); e Il cuore conservatore, un saggio sulla poesia romantica che Sidney non riesce a finire di scrivere e di cui sappiamo soltanto che prende avvio dai versi di Wordsworth (dolce è il sapere che reca natura:/deforma la bellezza/la nostra confusa cultura:/uccide chi analizza).

La costruzione psicologica dei personaggi è una caratteristica di McGrath che ritroviamo in tutti i suoi scritti, dai romanzi ai racconti. Lo stesso autore ha spiegato nel corso di una intervista come il suo amore per i romanzi gotici sia nato nell’infanzia: il lavoro di mio padre come sovrintendente generale presso un ospedale psichiatrico ha fatto sì che fin dalla più tenera età io sia stato circondato da psichiatri che raccontavano storie di follia. Una volta iniziato a scrivere, mi resi conto che tendevo naturalmente a sviluppare storie basate sulla follia, come su altri aspetti della malattia e del disordine mentale. Il genere letterario che meglio si attaglia a questi temi è ovviamente il gotico, e fin da giovane sono stato un fan di Edgar Allan Poe e di altri scrittori horror. 

Un’altra caratteristica di questo autore è la narrazione in prima persona, uno stile che  sottolinea la parzialità del punto di vista e lascia il lettore perennemente in dubbio sulla buona fede dell’io narrante. McGrath ha più volte evidenziato la sua intenzionalità nella scelta: utilizzo la prima persona nella narrazione perché sono sempre stato affascinato dalla domanda: “chi sta scrivendo la storia”, perché la storia viene scritta, come viene alterata, modificata o deviata, che cosa è stato lasciato fuori dalla storia e che cosa sia stato inventato. In altre parole sono scettico sulla possibilità della “verità”. Nei miei racconti voglio far apparire l’idea che qualunque resoconto della realtà è inaffidabile, se visto alla sua radice.

Lo scrittore narra senza volersi prendere il ruolo di autorità “finale” sul significato o sulla veridicità degli eventi descritti: quindi chiuderò L’estranea con poche risposte e nuove ansie. Ma ne sarà valsa la pena, già lo so.

Mi resta un piccolo appunto finale. L’avere cambiato il titolo per l’edizione italiana resta uno spreco: la beffa di avere chiamato Constance una bambina che diventata donna di costanza non ne mostra in nulla se non nella propria rabbia, poteva essere conservata.

Con questo articolo partecipo all’iniziativa Venerdì del libro, che vi invito a conoscere.

SUL LIBRO

TITOLO L’estranea (titolo originale: Constance)
AUTORE Patrick McGrath
CASA EDITRICE Bompiani
COLLANA Narratori stranieri Bompiani)
TRADUTTORE Alberto Cristofori
DATI 2012, 292 pagine, rilegato
PREZZO € 18,50

13 thoughts on “Constance, L’Estranea di Patrick McGrath

  1. Come Palmy anche io ignoravo questo autore che invece tu ami tanto…buono a sapersi, sono sempre in cerca di novità!!
    E poi mi piacciono tantissimo le storie narrate in prima persona, sai?
    Ciao e buon fine settimana🙂

  2. Stendiamo un pietoso velo sulla tendenza italiana a cambiar titoli, che è meglio…
    McGratth scrive molto bene è ha una prosa limpida,nonostante la capacità di trasmettere sfumature psicologiche. Credo che questo libro sarà mio!

  3. Pingback: Homemademamma » Venerdi’ del libro: “Origami bestiali”

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