Marshmallow

BAMBINE E BAMBINI MAESTRI

C’è un esperimento di psicologia comportamentale che mi ha molto colpita: in parte perché sembra essere in assoluto l’esperimento condotto più a lungo nel tempo (l’esperienza neozelandese sta andando avanti da quarant’anni), in parte perché lo ritengo davvero illuminante.

I protagonisti del marshmallow test sono bambini: avviso che, dopo avere letto come funziona e come interpretarne i risultati, la tentazione di sottoporre i propri figli all’esperimento sarà forte.

Il marshmallow test è stato condotto per la prima volta nel 1972 a Stanford da Walter Mischel ed è stato poi ripreso da vari ricercatori: è così semplice da poter essere fatto da chiunque dovunque.

A un bambino di quattro anni viene offerto un marshmallow, una caramella zuccherosa e dall’aspetto tremendamente invitante: gliela si mette davanti con la promessa che ne avrà una identica nel caso in cui resista per almeno quindici minuti prima di mangiarla. Sappiamo tutti che per un bambino così piccolo quindici minuti sono una vita!

I bambini vengono quindi lasciati soli e osservati con una telecamera nascosta. Le reazioni che si possono verificare sono varie: molti bimbi la mangiano subito, altri aspettano un po’ e poi cedono, altri arrivano ai famosi quindici minuti e ottengono il loro premio.

Per rendere ancora più complicata l’attesa, in alcune versioni dell’esperimento l’adulto dopo un po’ rientra nella stanza e arricchisce il piatto del marshmallow versando crema di cioccolato, sotto gli occhi perplessi dei bambini.

I bambini che resistono più a lungo e quelli che arrivano al traguardo dei quindici minuti di attesa mettono in atto strategie diversificate. Molti restano incantanti ad osservare la caramella, quasi sotto ipnosi: alcuni la toccano, altri la leccano. Certi bambini la allontanano da sé, come a voler mettere spazio tra loro stessi e la tentazione: gli psicologi hanno in seguito etichettato questo comportamento quale italian style.

Una prima lettura del risultato si può dare subito: chi resiste alla tentazione è di certo un bambino determinato, disciplinato, dotato di capacità di concentrazione e di forza di volontà. Decisamente banale. Ma è tutto qui?

Come vi dicevo si tratta probabilmente dell’esperimento condotto per più lungo perché i bambini sottoposti al test sono stati monitorati per anni: alcuni continuano ancora oggi ad esserlo in una esperienza condotta in Nuova Zelanda.

Mischel ha monitorato gran parte dei seicento bambini del suo esperimento originario mentre diventavano adolescenti e adulti: dalle analisi dei dati emerge che quelli capaci di esercitare un controllo cognitivo sugli impulsi immediati sono quelli che hanno i risultati scolastici migliori (vi è una correlazione positiva tra i minuti attesi prima di mangiare il marshmallow e il punteggio conseguito nel Sat, il test per l’ammissione all’università), e, in seguito, carriere migliori. Di contro i più irresistibilmente e immediatamente golosi hanno più probabilità di sviluppare problemi comportamentali, godono di bassa autostima e sono spesso vissuti dagli amici e i famigliari come testardi, frustrati e invidiosi.

Cosa ci insegnano le bambine e i bambini con questo test?

Come lo stesso Mischel spiega, con il marshmallow test non si misura la capacità di autocontrollo. Il compito che viene dato ai bambini di non mangiare il dolcetto e di aspettare forza i bambini a trovare una soluzione a un problema: non possiamo avere il controllo del mondo, ma possiamo controllare il modo in cui pensiamo e agiamo. Ecco che allora tutte le strategie possono funzionare se portano a un risultato: anche quella italiana, quella di allontanare da sé la tentazione.

Mischel è andato avanti (non avevo forse premesso che trattasi dell’esperimento più lungo del mondo?), ha reclutato nuovamente i quattrenni ora divenuti quarantenni e li ha sottoposti a un altro giro di test, questa volta senza marshmallow ma utilizzando alcuni video.

Quest’ultima fase di test prevede due momenti: in un primo tempo, se nel corso della proiezione appaiono visi sorridenti, si deve premere un pulsante; nella fase clou del test, se appare un viso sorridente non si deve premere il pulsante.

Il viso sorridente, una attrazione naturale per un essere umano, diventa quindi il nuovo marshmallow e occorre un momento di riflessione e controllo cognitivo per resistere all’impulso di premere il pulsante: il test ha mostrato che gli ex bambini che si avventavano sui dolci sono anche quelli che da adulti premono il pulsante anche quando non lo devono fare, ossia commettono più errori.

Per chi vuole una spiegazione scientifica, a livello cerebrale l’esperimento ha osservato che in queste situazioni le aree coinvolte sono due:

  • lo striato ventrale, il nostro centro della ricompensa, la parte che individua e dà nome a quanto ci offre un piacere immediato, sia sesso, potere, denaro, droga, cibo o semplicemente un marshmallow. E’ noto per essere coinvolto nei processi di creazione e coazione delle dipendenze;
  • il giro frontale inferiore del lobo frontale, la parte che viene coinvolta nei meccanismi che bloccano i comportamenti socialmente e personalmente indesiderabili, il nostro inibitore per tutto quello che non si fa.

In pratica i soggetti che hanno risultati peggiori in termini di autocontrollo mostrano una esagerata attivazione dello striato e un insufficiente reclutamento del giro frontale inferiore.

Tra gli ultimi risultati del test, quindi, possiamo dedurre una constatazione che deve fare riflettere molti genitori ed educatori: non adottare strategie che consentono di conseguire l’obiettivo prefissato può portare non solo a commettere più errori, e a ripeterli nel tempo, ma anche a maturare una predisposizione per le dipendenze.

Se volete vedere stralci di alcuni esperimenti, su YouTube trovate davvero tantissimi video: io ne segnalo due, che trovo abbastanza completi e decisamente divertenti, The Marshmallow Experiment – Instant Gratification e Il test marshmallow sviluppato da Walter Mischel.

Le mie rilfessioni sul marshmallow test sono dedicate a tutti voi, genitori e non, che leggete, e all’iniziativa Bambine e Bambini Maestri di BabyTalk, un sito nato per accompagnare i bambini e le bambine nell’apprendimento delle lingue e la comunicazione.

15 thoughts on “Marshmallow

  1. Le mie scarsissime conoscenze di psicologia! Non conoscevo questo esperimento, lo trovo molto interessante soprattutto per la lunghezza dell’esperimento stesso che come hai fatto notare permette un monitoraggio dei risultati a lungo termine… ho guardato i video, in effetti sono molto divertenti.. li abbiamo guardati insieme con mia figlia…

    • Sono contenta di averti fatto scoprire questo esperimento: tutte le volte che riguardo i video mi diverto molto e faccio sempre il tifo per questi bimbi le cui espressioni sono tenere ed esilaranti al tempo stesso. E penso a me ragazzina: mi piacerebbe sapere come mi sarei comportata nel test.

      • Ci ho pensato un po’ e non saprei proprio dirtelo.
        Ho sempre alternato molto le due cose, quindi a seconda del momento avrei mangiato il dolce (non il Marshmallow che mi ha sempre fatto schifino) prima di lasciar finire la spiegazione all’adulto o avrei atteso i quindici minuti senza difficoltà.

  2. Ciao Marzia, grazie per aver partecipato, qeusto esperiemnto è interessantissimo e se ne possono ricavare molti spunti per l’educazione… anche con Monica qualche giorno fa parlavamo dell’importanza di vivere e elaborare la frustrazione (http://mimangiolallergia.wordpress.com/2012/05/25/libri-riviste-allergie-alimentari-e-cibo-quando-la-macrobiotica-puo-venirci-in-aiuto/). Ci sono suggerimenti sul piano pedagogico ricavabili direttamente da questa ricerca?

    • Mia cara, è stato un piacere.
      Grazie per la segnalazione, me lo ero perso. Per quanto riguarda la tua domanda devo fare un po’ di ricerca, al momento non saprei: ho conosciuto questo esperimento in un ambito differente, ma posso documentarmi.
      A presto

  3. Prima del tuo post non avevo mai sentito il marshmallow test, molto interessante, da provare, come dici tu sono molto tentata di sperimentarlo sui miei figli, sapendo però già il risultato.

    • Ciao,
      capisco la tentazione. Io ho deciso che non appena Pietro compie tre anni lo metto alla prova: l’unica cosa è trovare un succedaneo del marshmallow, che non lo attira.
      Pane e nutella?

  4. E’ molto interessante questo esperimento; conferma la comune cognizione che ogni giorno abbiamo degli altri e di noi stessi, ovvero che qualcuno è portato per trasgredire fino anche a diventare un sensation-seeker nei casi più estremi, c’è chi vive una vita dignitosa senza ricercare eccessi e sa essere persona equilibrata… Dipende tutto dall’educazione che ci danno i genitori, ma anche da noi stessi e dalla nostra buona volontà! PS: ma è davvero crudele lasciare per 15 minuti un bambino davanti ai marshmellow senza poterli toccare!!!!!

  5. Vedo un sacchetto di marshmallow davanti ai miei occhi. Leggo l’etichetta: ingredienti che una consumatrice attenta e consapevole, acerrima nemica di coloranticonservanticonservantiadditivigelatinealimentari NON mangerebbe mai. Improvvisamente il sacchetto si apre. Sento il profumo (chimico, lo so, è FINTO, lo so, MA…) di marshmallow. Il sacchetto di marshmallow lo finisco in 15 secondi, altro che 15 minuti. E non ho neppure bisogno di crema al cioccolato.
    In teoria a scuola avrei dovuto essere un somaro calzato e vestito, con tanto di cappello a cono.
    Per fortuna: a) non è andata così b) i marshmallow continuano ad essere venduti in sacchetti ben chiusi.
    Buon weekend
    Monica

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