Corsi e Ricorsi

TRE VOLTE ALL’ALBA DI ALESSANDRO BARICCO

 

Quando ho visto per la prima volta il volumetto di Tre volte all’alba riempire una mezza parete della libreria che visito settimanalmente, mi sono trattenuta e ho rimandato l’acquisto a dopo. Che poi è ora.

E visto che le pagine di questo “che non è un romanzo e non è un racconto” sono ben al di sotto del centinaio eccomi qui a parlarne.

Tre volte all’alba raccoglie tre racconti, distinti ma collegati tra loro, tutti ambientati in un non luogo rappresentato da un hotel (da cui ci si distanzia sempre di più, dal primo al terzo racconto), in un momento speciale del giorno (il passaggio dalla notte all’alba, l’inizio di tutto), con due personaggi, uno maschile e uno femminile, e una comparsa, sempre maschile.

Corsi e ricorsi di storie che sembrano toccarsi, lasciarsi e riallacciarsi in modi e tempi che cambiano pur conservando elementi comuni.

I protagonisti sono sempre due sconosciuti che si incontrano per caso, in età diverse, in tempi diversi, e si raccontano in qualche modo la propria storia: tutti hanno un passato da cui allontanarsi e un presente per ricominciare, tutti sembrano avere lasciato qualcosa di importante dietro sé ed essere alla ricerca di qualcosa da acciuffare.

Tutti hanno molto da dire e lo fanno in lunghi dialoghi che Baricco trascrive così come si svolgono, in presa diretta: del resto i dialoghi sono sempre stati un punto di forza della narrazione dell’autore torinese che anche in questa sua ultima opera non lesina su passaggi, evocazioni, sentimenti, costruendo i personaggi sui loro stessi dialoghi.

Ho preso da ogni racconto uno stralcio di dialogo per esemplificare il senso:

Che ora è?
Quattro e dodici.
Non passa più ‘sta notte. Mi sembra iniziata tre anni fa.
Lei che ci fa qui?
Stavo per andarmene. Devo andare a lavorare.

Quando dormono i portieri di notte?
Di notte.
Ah.
Un po’ a pezzi, si intende.
Nel senso che siete a pezzi poi.
Nel senso che capita di doversi svegliare e riaddormentare molte volte.

Ci sono popcorn dappertutto.
Adoro i popcorn. Non è facile mangiarli mentre guidi.
Capisco.
E poi adesso mi vedi così ma io ero uno schianto di donna, lo sai?
Non ho detto che sei brutta.

I dialoghi, dicevo, sono e restano anche in questo Tre volte all’alba una delle tecniche di narrazione che Baricco sa utilizzare meglio: e da cui, da scrittori in itinere, si può imparare davvero tanto per arrivare a padroneggiare una delle tecniche più difficili.

Il resto di questa breve opera resta un po’ meno solido: lo spunto per la sua stesura (un libro dallo stesso titolo citato nel precedente romanzo, Mr Gwyn, come ricorda l’autore stesso nel prologo), i tre finali che corrispondono a tre destini troppo frettolosamente chiusi, lasciano un po’ di ombra sul piacere della lettura.

Che scorre, risulta comunque armoniosa, si fa ricordare, ma forse non è del tutto all’altezza di Baricco.

Purtroppo per lui, l’averci regalato Oceano Mare, e Castelli di rabbia, e ancora, restando questa volta sulle dimensioni più vicine a questo Tre volte all’alba, Novecento e Seta, rendono questa lettura un surrogato di emozioni: che si appiattiscono rispetto ai romanzi citati, non si sviluppano e non permettono al lettore di identificarle e farle proprie.

E’ il destino di ogni bravo scrittore trovare ogni nuovo scritto paragonato ai propri migliori?

Può darsi: io comunque aspetto il prossimo Baricco. Voglio ancora i brividi.

 

15 thoughts on “Corsi e Ricorsi

  1. I primi li ho adorati a dir poco: castelli di rabbia, seta, oddio non riesco a ricordare qual è oceano mare, magari ce l’ho nella libreria, ecco sì la leggenda del pianista sull’oceano anche bello. Poi CITY il tracollo, un libro proprio brutto, è il mio parere chiaramente non oro colato, ma da lì stop ho smesso di amarlo e comprarlo. Però ecco appena ho un attimo di tempo li vorrei risfogliare un po’. baci

    • Sarà che io adoro tutto quanto concerne il mondo del pugilato: e in City Baricco aveva architettato un personaggio fantastico, una specie di enciclopedia vivente dei più famosi match.
      Quindi salvo anche quello😉

  2. Pingback: Attachment Reading | ToWriteDown

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