La Lotta delle Formiche

 

Sono tornata ad immergermi nell vita produttiva di Milano da poche ore, giusto il tempo di ricordarmi il perchè non mi era mancata. O meglio: perchè non mi erano mancati i mugugni, le contraddizioni, la troppa fretta, le piccole ipocrisie e le poche cortesie.

E sono tornata a cercare nei miei appunti un articolo apparso nella lunga estate di due anni fa sul Corriere della Sera e a cui mi sono permessa di rubare il titolo.

L’articolo di Giangiacomo Schiavi, mio conterraneo nonché mio insegnante, si apre con un buongiorno detto dalle tante voci che quotidianamente tengono insieme, loro malgrado, il nostro Paese: 

Sono il signore che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa ascoltare. Il medico che non guarda l’orologio. L’artigiano che non bara sui conti. Lo studente che non crede alle lotterie.

Oggi mi permetto di allungare la lista con il calciatore che gioca e non scommette e la madre che ogni mattina manda i propri figli in un luogo sicuro: la scuola.

E’ che di queste persone è piena l’Italia, ma è molto più facile, non si sa perchè, incappare negli altri. E allora viene da proseguire con le parole di Schiavi:

Io non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie. Non mi arrendo. Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non getto mozziconi nelle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non parcheggio sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio dovere. Studio, perché penso sia importante per vincere i concorsi. Vado a votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica.

Perchè già due anni fa si sperava in un new deal civico, in un sussulto di moralità, nell’arrivo di qualche eroe.

E lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli parlava scetticamente di una società che chiede solo e soltanto tecnologia: la tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica quel che serve a sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A poco a poco stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una civiltà dell’ingiustizia.

O delle formichine, piccoli insettini votati alla sopravvivenza nel generale appiattimento verso il basso, nell’accettazione del semplice e del brutto per convenienza.

Formichine che a lungo andare rischiano di essere schiacciate dai meccanismi della vita, come immaginava vent’anni fa la scrittrice Anna Maria Ortese in una sua testimonianza rilasciata al quotidiano milanese: le parole sono pronunciate da un bambino, finito per disgrazia sotto le ruote di un tram, che si rivolge al padre disperato con una piccola riflessione sul senso della vita: “Noi siamo come le formiche, vero, papà?” 

Che arrivi o meno questo new deal dipende da ognuno di noi: credo che nessuno voglia sentire pronunciare queste parole dal proprio figlio.

(Photo credits: http://www.pgyz.ro/)

5 thoughts on “La Lotta delle Formiche

  1. Vivo a Milano e la amo molto. Milano è una bella donna che si scopre per pochi e solo per amore. E’ chiusa, coi negozianti spocchiosi. La gente corre sempre. Domenica il mio nipotino è stato 4 ore al prontosoccorso pediatrico prima che lo considerassero, file, nervoso, parcheggi brutti. Milano forse sta un po’ cambiando col nuovo sindaco. Domenica ero a Bologna e mi è parso un modo di vivere assai + umano. Eppure probabilmente non me ne andrei mai dalla mia Milano. baci

    • Ciao Ilaria!
      La tua descrizione di Milano è molto bella e contiene tutto l’affetto che nutri per la tua città: Milano è la famiglia che mi ha accolto, da cui mi sono fatta adottare volentieri, ma verso cui nutro sentimenti contrastanti.

      Le sue contraddizioni sono però il suo cuore, un motore trainante a cui basta imparare a stare dietro: è che ogni tanto la mia pigrizia innata mi fa perdere i suoi giri di giostra.

      Un sorriso
      Grazia

  2. Fosse solo una condizione della società italiana.
    Il mondo intero è così; chi più, chi meno.
    Ho sempre pensato che il problema sia come una cane che si morde la coda… l’umanità è vittima di se stessa: ed il fatto più triste è che lo sa.
    Ma la tecnologia ci ha resi pigri, piatti, cattivi e senza sogni e la vita viene gettata come l’immondizia nel secchio.
    Potremmo anche essere delle formiche: la differenza è che quelle vere hanno una regina mentre noi, nell’insieme, siamo la regina stessa.

    Che l’umanità abbia solo bisogno di credere in se medesima?

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