Di Disegni e di Colori

E DI PAESAGGI INVISIBILI

 

Un paio di sere fa mi sono regalata due ore scarse a Palazzo Reale, a Milano, dove è allestita ancora per tutta la settimana la mostra dedicata a Tiziano e la nascita del paesaggio moderno.

Per arrivarci ho dovuto pianificare tutto con un mese di anticipo, incastrare gli impegni di lavoro miei e di mio marito, organizzare la serata dei due omini di famiglia, e, infine, scavalcare una folla di persone in attesa di un concerto gratuito in piazza Duomo.

E non ne è valsa nemmeno più di tanto la pena.

La mostra è molto breve: cinquanta opere selezionate da Mauro Lucco, il curatore della mostra, noto conoscitore della pittura veneta del Cinquecento. 

Il fil rouge della raccolta è proprio Tiziano, a cui è attribuito il merito di aver elaborato una nuova idea dell’ambiente naturale, una idea la cui evoluzione di significato ha portato a definire nella lingua italiana il termine stesso di paesaggio nella sua attuale accezione.

La parola paesaggio, utilizzata con il significato che oggi diamo a tale termine, compare per la prima volta nel 1552 in una missiva inviata da Tiziano all’imperatore Filippo II: una piccola rivoluzione nell’arte, che aveva sempre considerato l’ambiente naturale come sfondo senza importanza se non allegorica e comunque senza alcuna attinenza alla realtà.

Le opere in mostra a Palazzo Reale, alcune, lo ammetto, davvero notevoli, non mi hanno comunque affascinata più di tanto: solo alla fine, l’ultima, quella che non c’entra niente se non come simbolo, quella che anche pittoricamente stona con il resto, mi ha colpita.

Si tratta di un’opera di William Dyce, il pittore scozzese ottocentesco che fu tanto caro alla regina Vittoria, la famosa  Tiziano bambino si prepara a fare i suoi primi esperimenti col colore.

Dyce ritrae un ragazzino pensoso davanti a una statua della Madonna di marmo o di pietra bianca: Tiziano, seduto scompostamente, come solo i bambini sanno fare, sembra riflettere sulla mancanza di colore della statua che lo sovrasta. E ai suoi piedi vediamo già raccolti gli strumenti, fiori, foglie, fasche, con i quali realizzerà a breve i suoi primi colori, estraendoli dai succhi dei vegetali.

E davanti a questo dipinto mi sono ricordata della bassa opinione che Michelangelo aveva di Tiziano: “Tiziano? Un buon pittore. Peccato che non sappia disegnare”.

Non la pensava così solo Michelangelo: con lui tutti gli artitsti della scuola tosco romana che dei colleghi veneti in generale non avevano un’alta opinione. La cortesia era ricambiata, comunque: gli artisti della scuola veneta ritenevano che i colleghi del Centro Italia non sapessero dipingere.

Il Cinquecento dei benestanti e di quelli senza pensieri, del resto, trascorse in dispute attorno alle tre categorie della pittura (disegno, invenzione, colorito) fino a quando Giorgio Vasari intervenne assegnando la superiorità del disegno (padre delle tre arti, che da’ forma al concetto dell’ intelletto) sul colore.

Me ne sono uscita da Palazzo Reale, rituffandomi nella folla oramai a concerto iniziato, con questo pensiero in testa: possibile che oggi, a cinquecento anni di distanza, se dobbiamo accapigliarci non lo facciamo per qualcosa di bello, come disegni e colori?

Non è che, senza accorgercene, il concetto di paesaggio si è nuovamente trasformato sotto i nostri occhi incapaci di vedere il bello?

6 thoughts on “Di Disegni e di Colori

  1. Non mi preparo mai così bene quando vado a vedere una mostra ma mi piacerebbe, il tuo post mi ha fatto conoscere dei dettagli su Tiziano che ignoravo, opinione di Michelangelo inclusa.

  2. Quest’opera di Dyce e’ bellissima quasi contemporanea no?
    Sono d’accordo: siamo noi che purtroppo ci siamo abituati al non-bello e tolleriamo la visione di immagini triviali, trash, brutte come se fosse la cosa piu’ normale del mondo.
    Penso sempre a quella frase di Dostojievski :”La bellezza salvera’ il mondo” riferito a Cristo.
    Io sono d’accordo. L’uomo naturale (non rifatto!!), gli animali, le piante sono perfetti e stupendi.
    Dio ci ha messo se stesso dentro la creazione.
    Ma a chi gliene frega ancora qualcosa di Dio? Il rifiuto di una dimensione spirituale ci ha portato alla bruttezza e al non accorgerci che cio’ che ci circonda e’ a noi complementare.
    Complimenti perche’ davvero scrivi cosi’ bene che aspetto ogni giorno un nuovo post!
    Scake

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