Storia di un Romanzo

IL DOTTOR ŽIVAGO DI BORIS PASTERNAK

 

Erano altri tempi. Quelli in cui esistevano editori geniali e coraggiosi, disposti a sfidare i sistemi per poter dare un grande pubblico a un vero scrittore: tempi in cui c’erano editori imprenditori della cultura, che volevano vendere i loro libri ma ritenevano che il loro ruolo fosse soprattutto quello di consentire agli autori di dedicarsi alle loro opere, per tutta la vita: tempi in cui gli editori avevano una missione, quella di permettere a un numero sempre crescente di lettori di diventare forse più colti, di certo di tenere la mente aperta.

Su Giangiacomo Feltrinelli, fondatore della casa editrice e della fondazione omonima, è stato scritto di tutto di più: non voglio parlare della sua militanza, del suo attivismo politico né del mistero che avvolge la sua scomparsa.

Quello che mi affascina è il suo ruolo di editore puro, di editore cosmopolita, senza altre etichette.

E di come ebbe l’intuizione, la caparbietà, il coraggio e la fortuna di pubblicare per primo il romanzo di Boris Pasternak, poeta russo nel tetro periodo dell’U.R.S.S. di Nikita Chruščëv: l’unico romanzo scritto da Pasternak, poeta a cui venne assegnato un Nobel per la sua prosa, l’unico premio ritirato con 31 anni di ritardo dal figlio dell’autore.

Da poco tempo ho terminato la mia fatica principale, più importante, l’unica di cui non mi vergogno, di cui rispondo senza paura, Il dottor Živago, romanzo in prosa con appendice poetica. Le poesie disperse lungo tutti gli anni della mia vita e raccolte in questo libro sono i gradi preparatori del romanzo.

Così scrive Pasternak nella sua Autobiografia, un’opera che avrebbe dovuto precedere la pubblicazione del romanzo: è chiaro che per Pasternak il suo Živago costituiva l’opera della maturità, il culmine della sua attività artistica, e a posteriori è possibile confermare che fu così, fu l’opera che lo fece conoscere al mondo come grande scrittore, anche se rappresentò la causa delle maggiori disavventure della sua vita.

Il romanzo fu ideato dalla metà degli anni Quaranta, terminato nella primavera del 1956 e da quel momento lasciato per lunghi mesi sulle scrivanie delle redazioni, e le redazioni tacevano: il romanzo venne rifiutato dall’Unione degli Scrittori dell’Unione Sovietica e bandito dal governo che non poteva acconsentire alla pubblicazione né tantomeno alla divulgazione di un’opera che racconta i lati più oscuri della Rivoluzione d’ottobre.

Vittima di persecuzioni e di umiliazioni da parte del regime, Pasternak cercò di diffondere copie manoscritte del suo romanzo giunto alla conclusione che bisogna darlo a leggere a tutti, a chiunque lo chieda: a tutti bisogna darlo, e che lo leggano pure, perché non sarà mai pubblicato.

E fu così che voce di questo manoscritto giunse a Sergio D’Angelo che nel 1956 lavorava a Radio Mosca, e fungeva da talent scout per Feltrinelli in Unione Sovietica: D’Angelo capì che il romanzo stava per essere pubblicato ed intuì l’occasione. Andò al villaggio Peredelkino, alla periferia di Mosca, dove Pasternak viveva con la famiglia (e dove è oggi sepolto), e lì incontrò il poeta che gli affidò il manoscritto per permettere a Feltrinelli di iniziarne la traduzione. L’opera venne consegnata da D’Angelo direttamente nelle mani di Giangiacomo Feltrinelli a Berlino, che subito dopo scrisse all’autore allegando la bozza del contratto.

In realtà un altro talent scout italiano aveva già intercettato il romanzo inedito: era Vittorio Strada, slavista italiano, storico e teorico della letteratura russa, ai tempi in contatto con la casa editrice torinese Einaudi.

Quando segnalai Il dottor Živago alla casa editrice di Giulio Einaudi ero ancora molto giovane e non venni preso troppo in considerazione: ero solo uno studente di filosofia alla Statale di Milano …studiavo il russo e leggevo le numerose riviste sovietiche che arrivavano all’associazione Italia-Urss. Fu così che un giorno vidi una piccola notizia, in cui si accennava a un romanzo di Boris Pasternak, che io già conoscevo come grande poeta. Saltai sulla sedia e mi affrettai, con tutto l’entusiasmo giovanile, a far sapere la cosa agli einaudiani. Avevo rapporti con Bollati e Calvino. Però io non ero dentro la casa editrice. Consigliai caldamente il romanzo … ma non avevo poteri, non prendevo decisioni, non firmavo contratti. Ci fu però un po’ d’inerzia, un momento di perplessità, non so da parte di chi, e si perse la battuta: così Živago uscì da Feltrinelli.

Prima di uscire, però, c’erano altri ostacoli da superare: infatti il regime sovietico decise di fare pressioni sul Partito Comunista Italiano (a cui Feltrinelli apparteneva fin dalla fondazione) per recuperare il manoscritto e, dopo alcuni tentativi falliti, di intervenire direttamente nella questione principalmente attraverso il Segretario dell’Unione degli Scrittori dell’Unione Sovietica.

Il Segretario prima vessò Pasternak fino a fargli scrivere più volte a Feltrinelli di bloccare l’edizione del romanzo: e dopo, nell’ottobre 1957, si presentò direttamente nella redazione milanese dell’editore dove avvenne un faccia a faccia da cui il Segretario ne uscì sconfitto.

Il 15 novembre 1957 usciva l’edizione italiana de Il dottor Živago, presentato una settimana dopo all’Hotel Continental di Milano, e poco dopo anche quelle degli altri Paesi occidentali: Gallimard per la Francia, Collins and Harvill per la Gran Bretagna, Pantheon per gli Stati Uniti. La Russia dovette aspettare fino al 1989.

Il successo dell’opera fu immediato: e le motivazioni dell’assegnazione del Nobel per la letteratura del 1958 recitano per il ragguardevole contributo alla lirica contemporanea e alla grande tradizione dei prosatori russi.

A Giangiacomo Feltrinelli la pubblicazione dell’unico romanzo di Pasternak non costò una lira: il poeta, che morì nel 1960, non percepì compensi e non vennero mai pagari diritti di copyright. Pagò forse in altro modo, con l’uscita dal PCI e, per un certo periodo, l’isolamento politico, le accuse di avere tradito i valori di appartenenza al partito.

L’ho scritto in apertura: erano comunque altri tempi.

Come ha ricordato il professor Fausto Malcovati, ordinario di Letteratura russa all’Università Statale di Milano, in una intervista in occasione dei cinquanta anni dalla prima pubblicazione di Živago, Feltrinelli fu un uomo coraggiosissimo perché, nonostante fosse di sinistra, nonostante avesse avuto pressioni dal Partito Comunista Italiano, nonostante addirittura fossero venuti da Mosca a chiedergli la non pubblicazione, ha risposto: «No, questo romanzo io lo faccio, lo pubblico e voglio che venga alla luce», sapendo bene che questo non sarebbe stato possibile in Russia … direi che a Feltrinelli debba essere attribuito merito eterno per questo coraggio … Appena pubblicato divenne un caso letterario … a dimostrazione che era un romanzo che doveva uscire e doveva uscire in quegli anni in cui ancora si taceva sul senso della rivoluzione, si taceva su quella che era stata la violenza della guerra civile, quando si glissava sullo stalinismo di cui si parla nella parte finale del romanzo. Fu un gesto, quello di Feltrinelli di pubblicarlo nel ’57, di enorme coraggio e di grande intelligenza non solo editoriale, ma soprattutto umana.

4 thoughts on “Storia di un Romanzo

  1. Eccomi qua: oggi è bello, perché trovo in giro articoli tutti che riguardano i miei studi e i miei interessi. Si può essere uomini geniali e coraggiosi e proprio per questo avere lungimiranza internazionale e culturale e meno in casa propria. E’ questo il caso di Feltrinelli, che in quegli anni azzeccò un colpo dopo l’altro, dal punto di vista di una scoperta culturale e letteraria che si fa politica per le scelte stesse che si fanno.
    La storia della pubblicazione in anteprima mondiale di Zivago è una di quelle, e scatenò un dibattito incredibile in tutto il panorama culturale internazionale, ma anche italiano (ci furono interventi e interviste multiple sulle principali riviste del periodo: Il Ponte, Paragone, che pubblicarono inchieste sul ruolo del romanzo cui non si sottrassero i maggiori scritto, da Calvino a Cassola). E’ lo stesso Zivago, insieme all’altro grande colpo Feltrinelli dell’anno successivo, Il gattopardo, a determinare il ritorno di un interesse storico in Italia. La Banti che parla del romanzo storico, Calvino che ci gioca nella Trilogia, Fenoglio che scrive Il partigiano Johnny e l’Imboscata, e su su fino a Bassani del Giardino, alla Storia della Morante o all’Arte della gioia di cui parlavo da me la scorsa settimana. Tutte cose che sarebbero state probabilmente diverse senza quel romanzo di Pasternak. Tutte cose di cui dobbiamo essere grati a questo editore.
    A proposito: ti metto questo link che ho trovato in giro: lo si può scaricare gratis: http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/Speciali/Giangiacomo-Feltrinelli.html

    • Non sai come ti sono grata per questo tuo ricchissimo intervento, ‘povna.

      Grazie anche per il link della pubblicazione dedicata a Feltrinelli, non sapevo che fosse disponibile on line: io l’ho in cartaceo, è quella che fa da sfondo al libro di Pasternak nella foto di apertura.

      A presto,
      Grazia

  2. Il punto centrale della vicenda descritta è secondo me l’esempio di quanto il prodotto delle idee si possa scollegare totalmente dalle persone che lo generano, nonchè da coloro che ne divantano i “corrieri”.
    Oggi, senza blocchi contrapposti e con ideologie “moribonde”, questo può ancora accadere?
    Mi viene in mente solo la storia di Saviano.

    • Non dappertutto le contrapposizioni sono così morbide: in molte zone del mondo è ancora molto difficile esprimere il proprio parere in libertà e sicurezza.
      E l’esempio italiano che citi non è da sottovalutare.

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