Pop Economy

QUANDO UNA DEFINIZIONE PUO’ FARE LA DIFFERENZA

 

Conoscete la pop economy? Io l’ho scoperta nei giorni scorsi: e mi sono sentita tremendamente vecchia. 

Perchè tutto quello che io chiamo condivisione, scambio, baratto, stile di vita ecosostenibile ora ha una sola definizione: pop economy, appunto.

Un termine coniato dall’economista italiana Loretta Napoleoni che ha trovato ampia diffusione sulla comunità del web: un modo nuovo di concepire l’economia e il mercato che fa leva sui concetti di scambio, prestito e mutuo soccorso.

La pop economy, l’economia partecipativa, ha di certo trovato nella crisi degli ultimi tempi terreno fertile su cui svilupparsi: ed è da molti vissuta come una vera e propria alternativa per fare fronte alle difficoltà economiche e allo stesso tempo esaudire le esigenze della sostenibilità e del vivere etico, evitando sprechi e avvicinandosi ad uno stile di vita più naturale.

Insomma, senza conoscerne la definizione, in tanti hanno già fatto loro la pop economy: e magari, come me, scoprono solo ora che Popeconomy è un portale sul web oramai da un paio di anni, un vero e proprio sito vetrina di varie forme di condivisione, scambio, riciclo e riuso.

Io l’ho scoperto attraverso una intervista rilasciata dalla sua fondatrice, Loretta Napoleoni, una visionaria con i piedi ben piantati per terra: “La nuova generazione, precaria e sottoccupata, non potendo permettersi auto e case, ha fatto di necessità virtù e non riconosce più al possesso degli oggetti l’importanza data dai genitori, cresciuti invece nella società della crescita illimitata“.

La Napoleoni prosegue dicendo che “questi ragazzi sostituiscono l’ingombrante collezione di dischi di papà con i file musicali scambiati con gli utenti sul web. Non capiscono perchè devono comperare un trapano che useranno due volte, anziché farselo prestare dagli amici.”

Ecco, è un po’ questo il passaggio che mi ha fatto sentire vecchietta: perchè io sono una strenua sostenitrice della cultura del baratto, del riuso e della condivisione, ma rinunciare ai lasciti di nonni e genitori mi riesce difficile.

Amo la carta dei libri, il piacere dei colori delle vecchie scatole di latta e il suono sgraziato di certi vinili: il loro possesso mi permette di conservare il ricordo e la forza di chi c’era prima di me.

Che dire, sono per una pop economy vintage.

(Photo credits: thanks to Eduardo Mota Silva)

15 thoughts on “Pop Economy

  1. ma è bellissima la definizione Popeconomy. Mi ci riconosco molto e voglio aggiungerci anche una sfumatura di contraddizione che mi porto dietro e che secondo me sta infilata in questi discorsi…vado a vedere il sito, grazie per la segnalazione!

  2. Molto, ma molto interessante!! non conoscevo questa espressione e nemmeno i due link che hai citato. Vado a leggere di più sull’argomento e, mi sa, che ne farò un post. Grazie.

  3. La definizione di popeconomy mi è nuova però il concetto di condivisione-scambio-baratto lo conosco bene e mi ci ritrovo beatamente dentro. Vado subito a curiosare il sito, grazie della segnalazione.

  4. Pingback: Pezzi e bocconi – 04/05/2012 « minimo.

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