Oggetti Transizionali

9 MONDAYS FOR 9 SKILLS

 

Anche un bambino molto piccolo si trova a dover gestire piccole rivoluzioni, a subire stress da cambiamento: basta variare di poco la sua routine, un’assenza della madre prolungata, la maggiore consapevolezza che rende difficile abbandonarsi al sonno.

Lo psicanalista inglese Donald Winnicott è stato il primo ad introdurre il concetto di oggetto transizionale, un piccolo aiuto per affrontare i cambiamenti.

L’oggetto transizionale è qualcosa di molto caro al bambino, un peluche, una bambola, una copertina, un doudou, qualcosa caldo e morbido che il bambino riveste di una forte carica affettiva in quanto gli ricorda i primi contatti con la mamma: questo oggetto diventa nelle mani del bambino un talismano che ha il potere magico di diffondere fiducia, protezione e sicurezza nei momenti cruciali, quelli di cambiamento, e lo aiutano ad affrontarli e ad accettarli.

L’oggetto transizionale è un ponte che aiuta il bambino ad entrare in contatto con la realtà permettendogli di adattarsi ai cambiamenti e di superare le difficoltà (definizione dello psicanalista italiano Giovanni Rotiroti).

Mio figlio ha varcato per la prima volta il cancello dell’asilo nido qualche giorno dopo il suo quinto mese di vita: era la fine di settembre, la finestra degli inserimenti era quella e, per non perdere il posto, ho iniziato con lui un lungo processo di adattamento.

Poiché potevo permettermi ancora alcuni mesi a casa, l’inserimento è durato nove settimane, forse un record: è stato nel corso di questo periodo che ho potuto verificare come molti bambini trovino estremo conforto dal proprio oggetto transizionale, qualcosa che sa di casa e di mamma, piccolo ed accogliente, da tenere con sé nelle lunghe ore di distanza.

Purtroppo Pietro di oggetti transizionali non ne voleva sapere: per quanto gli mettessi nel lettino copertine, miei foulard, piccoli animaletti di pezza, questi restavano abbandonati se non lanciati altrove. Non avendo mai voluto nemmeno il ciuccio, l’effetto consolazione veniva ottenuto solo con carezze, coccole e parole dolci mie e della sua educatrice.

Poi, la svolta. Una sera Pietro ha iniziato ad osservare molto interessato i preparativi per la sua pappa: credevo fosse affamato, in realtà, sera dopo sera, ho capito che era interessato ai miei mestoli.

Io, cuoca mancata, ma sempre indaffarata ai fornelli per i suoi pasti, venivo identificata nei miei mestoli: e sono quelli che abbiamo cominciato a portare avanti e indietro al nido, e poi nel lettino, e poi dai nonni.

Ai mestoli si sono affiancati nel tempo bastoncini e pigne, raccolti nel corso delle passeggiate con papà: e così anche Pietro ha cominciato ad avere i suoi oggetti transizionali, magari non proprio convenzionali e da manuale, ma ci sono.

La capacità di affrontare i cambiamenti è una delle competenze elencate dallo scrittore statunitense Leo Babauta in un articolo ripreso da Palmy, una insegnate molto speciale che vi invito a conoscere sulle pagine del suo blog.

Con questo articolo voglio contribuire alla sua iniziativa 9 Mondays for 9 Skills.

16 thoughts on “Oggetti Transizionali

  1. Già il mitico oggetto transizionale!! Mia nipote ha Pio, un pulcino strausato dai cugini da cui non si separa (ha più o meno l’età di tuo figlio) e mia mamma ha cercato disperatamente di regalargliene una, a suo dire, più bello, non sortendo alcun effetto, ovviamente, e rimanendoci molto male.🙂
    Chissà mia figlia che si sceglierà…
    PS: Sto effettuando i miei primi baratti su ZR! Ancora non ci capisco molto…ma vediamo come va…🙂

  2. Che bello questo post ;D! Emozionante…
    Pensare al tuo Pietro e al mestolo ha un che di commovente. Io non ho mandato i bimbi al nido per problemi di conciliazione dei tempi del nido e i miei, ma alla materna noi abbiamo adottato un libro “La scorta dei baci”, baci di carta da portare con sè. Funziona ancora e con tutti e tre (anche se la più piccola comincerà l’asilo solo a settembre!).
    A presto e buona settimana!

    • Ti arricchisco il quadro🙂
      Le sue educatrici a un certo punto mi hanno chiesto perché non gli davo da portare un mio foulard oppure un fazzoletto: quando ho chiesto il perché è saltato fuori che all’inizio usava questi mestoli come armi contundenti verso gli altri bambini.
      Insomma, non erano un granché come oggetti transizionali. Ora le cose sono migliorate, li stringe nei momenti critici ma per lo più li tiene nell’armadietto dove li recupera a fine giornata.

      Per quanto rigurda il libro di cui mi parli, sono andata a cercarlo e ieri sera l’ho ordinato: come sempre mi dai bellissime idee!

  3. Noi alla veneranda età di 11 anni abbiamo ancora l’orsetto dei 2: si chiama Bibobibo. Una volta in nave l’abbiamo dimenticato in cabina e poi l’abbiamo ritrovato nel viaggio di ritorno. Bibobibo è stato in Islanda, in Irlanda, a Parigi, in Austria più volte, in Baviera, a Parigi almeno due volte, in Provenza, in lungo e in largo per l’Italia.

  4. Quando abbiamo fatto l’inserimaneto al nido nemmeno mia figlia ne aveva uno. Ricordo che le maestre ci avevano raccomandato di portare un oggetto molto caro al bambino, e così io ho provato con Amleto, il suo peluche preferito, che all’epoca nemmeno si chiamava così, ma semplicemente Gatto. Però lei questo attaccamento transizionale non l’aveva ancora sviluppato, a mio parere, forse perchè non aveva ancora avuto modo di sperimentare una lunga separazione da me.
    Ora, intorno ai 19 mesi, abbiamo fatto una specie di secondo inserimento al nido, dopo un’assenza prolungata di più di due mesi per ragioni varie. E’ stata un po’ meno tragica della prima volta, e mi sono accorta che portare a ruota i suoi peluches con sè al nido la aiutava a mantenersi più calma al momento del distacco (anche se chiedeva che si mettessero nell’armadietto, ad aspettarla, però c’erano!)
    Forse non per tutti i bambini funziona allo stesso modo, ma di fondo c’è la consapevolezza di una certa continuità con l’ambiente di casa, col loro mondo di affetti che non si dissolve di botto una volta varcata la soglia di quel mondo estraneo.

  5. e chi l’ha detto che un mestolo non sia un perfetto OT? Io adoro la capacità dei bambini di vedere cose che gli adulti non vedono, stanno lì a guardare ed osservare, e diventano ogni giorno miniere di scoperte e novità🙂
    ciao laura

  6. Pingback: La Domanda più Grande | ToWriteDown

  7. continuo a leggerti … mi ha commosso questo post, un cucchiaio di legno al posto del peluche … è commovente, è il valore che noi diamo alle cose che le rende uniche ed importanti per noi … quello che per noi rappresentano, e saper ascoltare ed accogliere l’altro anche quando fa scelte non convenzionali (un cucchiaio di legno!) è una cosa che ti scalda e nutre il cuore. il legno è il mio materiale preferito, la sensazione al tatto, il suo odore
    Federica (bimba di 43 anni che si è sentita non ascoltata durante l’infazia … )

    • Sì, accogliere degli altri anche le scelte non convenzionali è un segnale di amore incondizionato.
      Un tipo di amore che io ho sempre ricercato nella mia vita, con poca fortuna a dire il vero.

      Ma visto che sono ancora una adolescente (tua coetanea, all’incirca), la ricerca continua.

      Grazia

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