Cosa Resterebbe Senza la Fantasia?

OPERE DI BRUNO MUNARI IN MOSTRA A MILANO 

 

Cosa resterebbe senza la fantasia? 

Danilo Dolci, poeta, sociologo ed educatore, nella sua opera Il limone lunare scrive:

Se l’occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l’uomo non immagina, si spegne.

Non so se Dolci e Munari si siano frequentati, ma io trovo queste parole così adatte all’opera dell’artista milanese che le ho scelte per parlare della mostra che si è appena aperta in suo onore a Milano.

Dal 18 aprile al 30 giugno 2012
 
Opere di Bruno Munari
Galleria Dep Art via Mario Giuriati 9 a Milano
 
Dal martedì al sabato dalle 15 alle 19 
Ingresso libero
 
 
In mostra una collezione che comprende circa venti opere dell’artista milanese tra cui i Negativi-Positivi, le Curve di Peano, le Xerografie.
 
L’arte di Munari è ricchissima e credo che questa sia una occasione interessante per conoscerne un pezzetto: Munari si è occupato anche di didattica (ne avevo parlato a proposito dei laboratori e dei pannelli tattili), le sue intuizioni e le sue sperimentazioni sono sempre molto attuali.
 
Profilo dell’artista
 
Bruno Munari nasce a Milano nel 1907.
 
Nel 1925, grazie all’aiuto dello zio ingegnere, comincia a lavorare come grafico: le sue prime creazioni pubblicate su varie riviste dell’epoca risalgono al 1926 e sono firmate bum, come si faceva chiamare ai tempi Munari.
 
Nel 1926 entra in contatto col movimento futurista e tra il 1927 e il 1933 partecipa alle collettive della Galleria Pesaro, oltre che alle Biennali e alle Quadriennali degli anni Trenta: la sua attività artistica spazia dalla pittura al collage, alla grafica, al design e alle opere polimateriche.
 
Nel 1930 crea la sua prima Macchina aerea che anticipa le Macchine inutili costruzioni del tutto astratte, sospese o appoggiate a terra. Nello stesso anno si associa anche con Ricas (Riccardo Castagneri) e con il marchio R+M i due artisti produrranno grafica pubblicitaria fino al 1938:
 
“... lui era più avanzato come artista, avendo questo suo interesse per il design, era più avanti, io ero un pittore più tradizionale. Ad un certo punto lui ha avuto questo innamoramento per i bambini, anzi lui aveva un animo da bambino. Con questa sua candidezza e ingenuità io lo paragonavo a Mirò.” [Riccardo Ricas, 1999]
 
Nel 1933 Munari allestisce la sua prima personale alla Galleria delle Tre Arti, a Milano, mentre l’anno seguente compare tra i firmatari del Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista: nella seconda metà degli anni Trenta entra in rapporto con gli artisti del Milione, galleria in cui esporrà gli oggetti metafisici nel 1940.
 
Nel 1942 pubblica un libro sulle Macchine inutili e nel 1947 comincia a costruirle in serie:
 
“… ciascuna ha una sua speciale personalità; alcune hanno persino i loro estri bizzarri, un giorno sono vivaci e agitatissime, e il giorno dopo cadono in un incomprensibile letargo… Una volta lasciate a se stesse, le macchine inutili si sottraggono al controllo umano acquistando una esistenza autonoma e lo stesso Munari che le ha create, candido negromante, non riesce più a signoreggiarle. Ancora al buio più nero esse continuano a girare. Noi dormiamo e loro no. Ci svegliamo e sono ancora là che ruotano, accompagnando con dolcezza l’irreparabile fuga del tempo.” [Dino Buzzati, 1948]
 
Dal 1939 al 1945 lavora come grafico per Mondadori ed è art-director della rivista Tempo: nel 1945, con il medesimo editore, comincia la sua serie di libri per bambini che, pensati per il figlio Alberto (e più avanti per la nipote Valeria), vengono poi tradotti in tutto il mondo. Nel secondo dopoguerra, nel 1948, è tra i fondatori del MAC (Movimento Arte Concreta), accanto a Gillo Dorfles, Gianni Monnet e Atanasio Soldati. A partire dal 1949 costruisce libri illeggibili:
 
“Questi libri Illeggibili sono i primi di un nuovo linguaggio che ha strette parentele con il cinema e la musica e, credo, potranno diventare un giorno un genere, così come oggi a fianco della scultura, le macchine inutili.” [Alberto Mondadori, 1950]
 
Dal 1952 comincia a produrre giocattoli in gommapiuma, portacenere cubici, lampade di maglia e firma il Manifesto del Macchinismo:
 
“Munari dal 1950 non dipinge più. Perché? Non credo che ciò sia stato dovuto all’esigenza di affrontare la variazione e il movimento cui faceva ostacolo l’immobilità inevitabile del quadro, almeno non a quella esigenza soltanto, perché non si spiegano altri incontri ed altre appropriazioni di Munari artista, di materiali, di tecniche, di modalità e procedure operative e costruttive degli oggetti… Munari non fa oggetti qualsiasi, oggetti come oggetti… Munari fa oggetti utili, destinati alla vita degli uomini, alla soddisfazione di loro bisogni non solo pratici, ma morali, intellettuali ed estetici.” [Carlo Ludvico Ragghianti, 1963]

A partire dagli anni Settanta approfondisce i suoi interessi in ambito didattico e contribuisce al rinnovamento teorico e pratico dell’insegnamento artistico creando la prima struttura abitabile trasformabile, L’Abitacolo, e nel 1977 realizza il primo Laboratorio per l’Infanzia alla Pinacoteca di Brera:
 
Vi par poco al giorno d’oggi insegnare ad essere semplici senza essere rozzi? Nel Rosseau di Munari tutti nascono integri, limpidi, intelligenti, non si sa come mai e con quanto penoso esercizio, a tanti succeda poi di crescere aggrovigliati, torvi, imbecilli. Con un po’ d’ironia, a nostra volta, potremmo dire che il suo mondo ideale è un asilo-nido per adulti.” [Giulio Carlo Argan, 1979]
 
Da allora la sua fama si è sparsa in tutto il mondo. Gli sono state conferite molte onorificenze; numerose scuole in Europa, America e Asia lo hanno insignito di vari titoli e ovunque si fanno mostre a lui dedicate. Muore il 30 settembre 1998 a Milano. 
 
“Se fosse un musicista, Bruno ci inviterebbe a un concerto di maree, di piogge, di sete fruscianti, di stelle cadenti, di bisbigli. E ci farebbe riudire voci che ci erano passate accanto mentre stavamo distratti…” [Ernesto Nathan Rogers, 1951]
 

6 thoughts on “Cosa Resterebbe Senza la Fantasia?

    • La mostra è stata aperta oggi ma l’inaugurazione si è tenuta ieri sera e l’evento era inserito nel Fuorisalone che, come sai, fuoreggia di questi giorni.

      Temo che l’informazione si sia un po’ persa nel mare magnum delle mille iniziative della settimana: ma la ritengo un’occasione preziosa, da non perdere.

  1. “Albero: l’esplosione lentissima di un seme.” [Bruno Munari]

    Chissà. Se dovessi trovarmi casualmente a Milano potrei anche andare a visitare la mostra😀
    Per ora mi accontenterò di Mirò a Roma!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...