If (Lettera a un figlio)

9 MONDAYS FOR 9 SKILLS

 

So che ti senti piccolo perchè me lo dici spesso.

Lo dici con voce sottile e occhi ben aperti su di me, su tutto a dire il vero: mi fa tenerezza pensare che è vero, che è così, che sei piccolo, e io appaio ai tuoi occhi come un gigante in grado di fare tutto ciò che ancora non riesci ad affrontare.

Un giorno, quando sarai grande, quando sarai in grado di fare tutto e meglio quello che vedi fare a me, so che mi dispiacerà essere spodestata dal mio trono da gigante: ma offrirtelo, quel trono, sarà una ricompensa irrinunciabile.

Quindi adesso, mentra tu ancora dormi, leggo questa poesia che contiene molto di quello che vorrei dirti non appena riuscirai a capirmi.

Se (Lettera al figlio) di Rudyard Kipling

Se riesci a conservare il controllo
quando tutti intorno a te lo perdono e te ne danno la colpa,
Se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
Ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.

Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa,
O essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;

Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
E trattare questi due impostori allo stesso modo.

Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui,
O guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.

Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
E perdere, e ricominciare daccapo
Senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.

Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
A sorreggerti anche quando sono esausti,
E così resistere quando in te non c’è più nulla
Tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!”

Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
O passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
Se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.

Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che contiene,
E — cosa più importante — sarai un Uomo, figlio mio!

If è contenuta nel capitolo Brother Square Toes del libro Rewards and Fairies pubblicato nel 1910 (e chiude la raccolta di racconti Favole al telefono di Gianni Rodari)Kipling scrisse questa poesia nel 1985 mentre maturava l’idea del suo ritorno in Inghilterra dopo il tentativo (disastroso) di risiedere negli Stati Uniti.

La vicenda andò più o meno così: la moglie di Kipling era americana, originaria del Vermont, e a un certo punto la famiglia decise di farvi ritorno acquistando una casa con un appezzamento di terreno dal cognato, tale Betty Balestier, che chiese di poter continuare a tagliare l’erba che vi cresceva. Dopo qualche tempo, scordando l’accordo preso con il cognato, Kipling piantò qualche aiuola di fiori proprio su quel terreno: il cognato glielo fece presente e da lì prese il via una serie di dispetti tra i due che culminò in un lungo processo nel corso del quale i panni sporchi delle due famiglie vennero riportati sui giornali di tutto il mondo. Kipling, pur avendo assunto due avvocati molto costosi, non riuscì a fare condannare il cognato: alla fine, stanco della situazione e dei sorrisi di compatimento del vicinato, vendette tutto e se ne ritornò in Inghilterra.

Potete leggere tutta la storia in un libro del 1937, Rudyard Kipling’s Vermont Feud di Frederic F. Van De Water: io l’ho scoperta studiando l’analisi transazionale e la sua applicazione nella vita quotidiana, anche in quella di tanti artisti.

Utilizzando l’analisi transazionale per rileggere l’episodio si riconoscono i ruoli giocati da Bambino, Genitore e Adulto, i tre stadi dell’io che comunicano e si influenzano tra loro evidenziando connotazioni positive o connotazioni negative a seconda che l’interazione favorisca oppure impedisca l’indipendenza della persona.

Nella vicenda di Kipling e del cognato si possono riconoscere diversi giochi messi in atto dal Bambino Adattato e dal Genitore Normativo: quello che è interessante notare è come, tempo dopo, l’Adulto dello scrittore, in collaborazione con il Bambino Meraviglioso, concepì una poesia piena di buon senso quale è If:

Favorire l’indipendenza è una delle competenze elencate dallo scrittore statunitense Leo Babauta in un articolo ripreso da Palmy, una insegnate molto speciale che vi invito a conoscere sulle pagine del suo blog.

Con questo articolo voglio contribuire alla sua iniziativa 9 Mondays for 9 Skills.

8 thoughts on “If (Lettera a un figlio)

    • Buongiorno! Mi piace molto l’iniziativa di Palmy: gli spunti sono stimolanti, ottime scuse per riflettere su piccole cose che a volte diamo troppo per scontate e su cui basta soffermarsi per capirne le potenzialità. Io non ho contribuito fin da subito, ho perso i primi tre appuntamenti ma cerco di seguire tutti gli altri: pensaci, non è mai troppo tardi per unirsi🙂

  1. Vi ringrazio dell’attenzione che avete per la mia iniziativa (mi riferisco anche a chi ha lasciato qui un commento), a cui si può partecipare anche solo leggendo… Ringrazio to write down per questo bellissimo post. La poesia di Kipling è molto densa di riflessioni, ma vorrei soffermarmi su una frase in particolare… “Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta. E trattare questi due impostori allo stesso modo” anche perché riprende in qualche modo il mio penultimo post… confitta e successo solo entrambe impostori, l’una perché l’errore non può definirci, l’altro perché è momentaneo, precario e spesso dipende dal confluire di diverse circostanze… guai a illudersi di essere invincibili! Indipendenza non è infatti presumere di non sbagliare ma sapersi rialzare.

  2. ciao Grazia, è da qualche giorno che seguo il tuo blog. Da tanto tempo “sbircio” ( sì proprio la parola giusta, perché ogni tanto mi sembra di curiosare nella vita degli altri e non so se è giusto) anche altri blog e questo è il secondo commento che lascio.
    Volevo ringraziarti per i tuoi pensieri. Mi sono piaciuti i commenti ai libri, rileggere la poesia di Kipling, l’ariticolo di Leo Babauta, che mi sono stampata per averlo sempre sott’occhio.
    Oggi mi sono concessa un a mattina di riposo, perché ogni tanto noi mamme esageriamo nel distribuire energie e poi il nostro corpo reclama attenzioni.
    Vorrei tenere anche io un blog, ma temo di non riuscire a prendere un impegno così continuativo. Cose da scrivere ne avrei, non tanto su di me, mi piacerebbe “usare” il blog per cercare (per me e poi magari anche per gli altri) notizie utili per rendere più leggero il mio essere mamma.
    Hai qualche consiglio?
    Ti auguro una buona giornata,anche io da milano
    Marta

    • Ciao Marta,

      mi fa piacere che tu sia venuta a sbirciare anche dalle mie parti. E’ vero quello che dici riguardo all’occhieggiare nelle pagine altrui: i blog nascono come un’evoluzione dei diari personali, ma in un’epoca in cui tutto è condivisione non restano di certo così tanto personali.

      Quando ho deciso di aprire questo mio spazio, due mesi fa, pensavo solo a creare un posto adatto dove mettere ordine tra i miei molti appunti, mentali ma anche fisici, che non fosse l’ennesima agenda o un nuovo file word da archiviare, e dove raccogliere i miei pensieri sulle cose che mi interessano e mi piacciono.

      Diventare mamma, l’ho già scritto diverse volte e lo ripeto ancora, ha comportato uno sconvolgimento della mia vita: farci stare tutto diventa sempre più difficile, ma non voglio rinunciarci.

      Capisco quindi il tuo desiderio di creare uno spazio tuo dove non necessariamente parlare di te e dove mettere nero su bianco tutto quello che desideri, siano anche solo degli schemi a maglia o la tua rassegna stampa quotidiana personale. Pensa a cosa ti piacerebbe leggere e scrivilo tu, per te stessa e per tutti coloro che ti vorranno leggere. E non stare a pensarci più di tanto: lavora a qualche idea per qualche giorno, ma poi datti subito da fare per realizzarla.

      Non credo di averti dato dei grandi consigli, non sono certo un’esperta per poterlo fare: spero solo di poterti leggere quanto prima.

      Un sorriso,
      Grazia

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