Chesil Beach di Ian McEwan

 

 

Devo fare un’ammissione prima di iniziare a scrivere di questo libro: Ian McEwan è, fra gli autori contemporanei, uno dei miei preferiti.

Sono quindi di estrema parte: quella dei suoi personaggi, così reali da essere quasi visibili, così vicini da sentirne quasi il respiro.

Chesil Beach è la cronaca della prima notte di nozze di Edward e Florence, giovani, educati ed entrambi vergini in un’Inghilterra che deve ancora assistere allo scoppio della liberazione sessuale e deve ancora aspettare un anno per ascoltare il primo long-playing dei Beatles.
 
Siamo nel luglio del 1962, Edward e Florence si sono sposati nella chiesa londinese di St Mary the Virgin dopo essersi conosciuti, qualche tempo prima, ad un meeting contro la bomba atomica: hanno ventidue anni e nessuna esperienza alle spalle, ma in  quegli anni essere giovani era un ostacolo sociale, un marchio di irrilevanza, una condizione vagamente imbarazzante per la quale il matrimonio era l’inizio di una cura.
 
Noi li conosciamo nella suite della loro camera di un hotel del Dorset, vicino a Chesil Beach, la bianca striscia di diciotto miglia che unisce l’isola di Portland alla terraferma. Lui, figlio di un maestro di provincia e di una donna depressa, si è laureato in storia: lei, diplomata in violino al conservatorio, viene da una famiglia ricca, borghese, acculturata. E la differenza di classe, un classico nella tradizione del romanzo inglese, non mancherà di farsi sentire.
 
Nella sera del loro matrimonio decidono di consumare la cena in camera: una cena lenta, tra l’imbarazzo dei camerieri, il desiderio crescente di Edward e le strategie mentali di Florence per affrontare il resto della serata e della notte. Perchè Florence ha repulsione del sesso, un terrore viscerale, un disgusto senza difese, tanto concreto quanto il mal di mare. Edward, incerto nel suo ruolo, confuso dall’atteggiamento di lei e teso per il desidero che lo soverchia, non è in grado di aiutarla: e tra i due inizia un delicatissimo negoziato in cui le convenienze sociali, l’amore, il desiderio e la paura si mescolano.
 
Il balletto tra i due si trasforma in breve in scontro: dalla camera la scena si sposta sulla spiaggia, in un racconto dettagliato che trasmette tutta l’angoscia di Florence e tutta la rabbia di Edward, e permette di seguire passo passo il fallimento dell’amore, in cui sguardi, sussurri, attacchi, pudori, brevi ritirate cambiano i sentimenti iniziali, mentre il letto matrimoniale della suite cigola dolorosamente, ricordo di altre coppie, sicuramente più abili, che erano passate in quella stanza.
 
Ian McEwan costruisce con la storia di Edward e Florence un romanzo quasi perfetto sulla fragilità dell’amore e sulle possibilità del destino. Cinque anni fa, in una intervista rilasciata all’uscita del libro, McEwan osservò “mi ha sempre colpito pensare che qualcosa di molto piccolo, come non dire la parola giusta o non fare il gesto opportuno, può far prendere alle nostre esistenze una strada diversa. È una cosa che accade innumerevoli volte, ma ce ne accorgiamo appena“.
 
Quanto sono vere queste parole.
 

5 thoughts on “Chesil Beach di Ian McEwan

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