Sul Manifesto per riprendersi la Cultura

CONTRIBUTI DAI BLOGGER (E NON SOLO)

 

Il Manifesto per riprendersi la cultura ha catturato l’attenzione di alcuni blogger che, trattando dell’argomento direttamente sui loro blog, hanno contribuito ad alimentare il dibattito.

Riprendo qui alcuni passaggi degli articoli pubblicati da Le parole che verranno, Palmy e La Strega: tre sguardi diversi che permettono di aggiungere nuove sfumature al concetto di cultura.

Da Le parole verranno: Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra

La riflessione proposta dalla blogger di Le parole che verranno nasce più di un anno fa, dopo la visione del documentario di Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale di Bompiani e regista, Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra – Un viaggio nella cultura italiana.

Oggi, in uno di quei momenti in cui la mente non è impegnata a fare nulla di particolare ed è quindi libera di pensare, ho trovato che cosa è la cultura per me: incontro. Che sia l’incontro con un libro, un quadro, una canzone, un cibo, una tradizione, una persona… e l’elenco potrebbe continuare all’infinito; ogni volta è un granello che si va a depositare e a formare quella che poi sarà la montagna della cultura. Ed è una cosa così volubile e inafferrabile, la cultura, che è come una montagna di neve. Va tenuta all’ombra, se la si vuole preservare.

Leggi l’articolo completo.

Da Mens Sana: Quando insegni non dare niente per scontato

Palmy di Mens Sana parte da una domanda ben precisa: qual è la maggiore emergenza che la scuola deve oggi affrontare? La risposta non è consolante: l’emergenza alfabetica. 

Un terzo della popolazione italiana soffre del cosiddetto analfabetismo di ritorno, ossia una capacità di decodificare il testo a livello fonologico senza una reale comprensione del suo significato letterale. Questa porzione di popolazione ha bisogno di rileggere le parti più complesse di un testo di media difficoltà, senza per questo comprenderle del tutto, ma non capisce un testo specialistico, per esempio una diagnosi, una sentenza, un articolo espositivo. Non si tratta di un problema da poco: una popolazione che non comprende un testo trova molta difficoltà a istruirsi, a partecipare alla vita democratica, a discernere di fronte alle controversie politiche. Aumentano la spesa per la sanità e la criminalità. Diminuiscono il benessere sociale e l’abitudine alla fiducia e alla cooperazione, oltre che la capacità di intraprendere.
 
 

Da Il Grimorio della Strega: Io, i manifesti, li demolisco

La Strega ricorda una conversazione con una vecchia compagna di scuola ritrovata su MSN, una compagna che si complimenta con lei per il suo blog e per la sua cultura incredibile. Immagino stesse pensando alla cultura scolastica, a ciò che si impara a scuola e che il 99,9% degli alunni ritiene assolutamente inutile per la propria vita futura. Ma definire la cultura come un contenitore scolastico è troppo riduttivo: anche un film è cultura? E l’alta moda? Lo sport?

Potrei andare avanti nel mio elenco quasi all’infinito, eppure non riuscirei a mettere assieme una completa definizione di “cultura”. E avrebbe senso farlo, poi? Sarebbe quasi un peccato limitare qualcosa di così incredibilmente vasto, libero e forse anche lontano dalla nostra comprensione nella sua interezza.

Leggi l’articolo completo.

La Strega è partita dalla distruzione del manifesto finendo per contribuire a costruirne una parte, infilando nella discussione pezzi di cultura moderna come moda, sport e intrattenimento: sfaccettature di quella cosa che, se manca, crea un vuoto incolmabile. 

Infine, trovo utile riunire alcuni commenti che aggiungono piccole sfumature al dibattito e che potrebbero diventare il punto di partenza per interessanti riflessioni.

Ho sognato un mondo in cui ancora esisteva ed era diffusa la cultura di educare i propri figli. Un mondo in cui la cortesia ed il rispetto erano ancora valori e non argomento di derisione. Insomma, ho fatto un tuffo nel passato. E si che non sono poi così antico. (Tales Teller di Il dilettevole dilettarsi del dilettante)

Anche io ho un ricordo legato ai tempi della scuola (elementare) che mi porto dietro da sempre. La suora, che era la maestra, ci diceva sempre di cercare il senso delle cose e dietro le cose, di farci delle domande quando studiavamo qualcosa ma anche quando leggevamo un libro o giocavamo …ecco forse la cultura è: curiosità, rielaborazione, interiorizzazione, esperienza (diretta e indiretta), condivisione, riflessione. (@Rox)

Definizione di Cultura dal Devoto-Oli
Quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. Variante di coltura. Dal latino cultus, p.pass. di colére coltivare.
Riflessione
L’atto del coltivare presuppone la capacità della cura. Si è in grado di pendersi cura di qualcosa quando ne si riconosce il valore. Dare valore alla propria crescita morale ed intellettuale significa essere consapevoli della propria unicità, del proprio talento e di come questo possa contribuire all’arricchimento della comunità d’appartenenza. (sofia)

Per l’esperienza che fin qui ho avuto io, credo che tra la cultura umanistica e quella scientifica ci sia solo una piccola differenza: l’impegno che richiede la loro comprensione e assimilazione. (…) Secondo me costruirsi una cultura scientifica presuppone uno studio maggiore, la cultura umanistica mi sembra molto più a portata di mano. Con questo però non voglio assolutamente dire che esiste una cultura di serie A e una cultura di serie B. Io sono rimasta affascinata da entrambe e forse, per capirne la bellezza, è necessario trovare insegnanti che quella bellezza sanno comunicarla ai ragazzi che hanno davanti.  Sono fermamente convinta che non avrei visto la bellezza dei numeri, della matematica senza l’insegnante che ho avuto e che, caso strano, oltre ad essere un matematico era anche un filosofo. Se c’è una cosa che ho capito da lui è anche le cose apparentemente più lontane in fondo non lo sono e che è bello quando lettere e scienza si mischiano e si fondono. (frufru di Scarabocchi di pensieri)

(Photo credits: thanks to http://www.anna-OM-line.com )

5 thoughts on “Sul Manifesto per riprendersi la Cultura

  1. Gran bel post, letto con piacere. Bisognerebbe considerare la cultura come un nostro prezioso giardino da accudire, arricchire, condividere e viverlo insieme ai nostri figli.

  2. Ciao Grazia, eccomi, finalmente ci sono anch’io. Ho pubblicato stamattina il mio Manifesto ed ora ho dato un’occhiata al tuo post, stai facendo un magnifico lavoro, spero i contributi siano ancora più numerosi.
    Un abbraccio,
    Michela

    • Cara Michela,
      mi sono finalmente letta in un momento di pace il tuo post sulla cultura familiare: intenso, suggestivo, ricco di spunti da cui partire per tante altre riflessioni. Non posso che ringraziarti per averlo regalato al Manifesto: lo riprenderò con piacere in un prossimo articolo di sintesi dei contributi.
      G
      PS: che bella l’immagine dei quaderni delle ricette di famiglia….

  3. Pingback: Le Origini della nostra Cultura | ToWriteDown

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