Non restare muti di Alice Walker

Ieri è stata la Giornata internazionale della donna: non so come l’avete vissuta, se festeggiandola, benaugurandola, deridendola, o semplicemente ignorandola.

Io l’ho schivata fino a sera, quando all’alba delle dieci mio marito si è presentato con una delle mimose residue della metropolitana, comunque profumatissima. Nell’attesa avevo ripreso in mano Non restare muti di Alice Walker, una raccolta di esperienze che parla di donne con un’intensità difficile da dimenticare.

Di Alice Walker ho già parlato proprio in occasione dell’acquisto di questo libro, uscito lo scorso anno per Nottetempo nella collana Gransasso.

Alice ha dedicato e continua a dedicare gran parte della sua vita all’attivismo per i diritti umani, partecipando in prima persona alle iniziative del Global Fund for Women e di Women for Women, organizzazioni che non si limitano a denunciare le difficili realtà in cui le donne vivono in alcune parti del mondo, ma che si muovono concretamente per contribuire a risolverle.

In Non restare muti, Alice racconta dei suoi viaggi più recenti e delle sue giornate trascorse in Ruanda, nel Congo Orientale e nella Striscia di Gaza, offrendo una testimonianza diretta di situazioni indicibili, per rompere il silenzio e dare voce alle donne che ha incontrato.

Leggere Non restare muti è molto difficile: pur essendo di solo ottanta pagine, smilze e asciutte, arrivare alla fine è un’impresa, la lettura non scorre e non certo per incapacità da parte dell’autrice.

E’ che ci sono cose che non si vorrebbero mai conoscere nè tantomeno leggere, cose che non dovrebbero mai essere accadute: Alice le racconta con molta dolcezza, ma senza sottintendere nulla, senza lasciare la possibilità di velare o di modificare la verità. E lo fa con un sentimento di speranza che non lascia indifferenti. Come questo:

“Come farà a sorridere?” mi domandavo a proposito della mia sorella congolese appena incontrata. Ma lei sorride perché è viva, e ciò significa che il Femminile è vivo. C’è il lavoro di Madre di fare. C’è il lavoro di Figlia da fare.

 

Grazie a mio marito per le mimose, il cui significato originale, quello che le donne delle tribù indiane in America gli attribuivano, è di amore appassionato.

11 thoughts on “Non restare muti di Alice Walker

  1. Quanto intensa e bella in maniera disarmante la citazione finale. Mi fa venire voglia di leggere il libro, anche se so che è una lettura che in questo momento mi farebbe stare troppo male.
    Ieri, come sempre in realtà, ho vissuto la festa della donna non vivendola in alcun modo particolare. E’ stata una giornata particolarmente pesante con la piccola e non ho avuto modo di pensarci. Con questo tuo post ci medito sopra in ritardo, recuperando il messaggio originale di questa ricorrenza, che è ben più profondo di quello che ci vogliono far passare attraverso la solita traformazione di un giorno in occasione consumistica. Grazie!

    • Ciao Tamara,
      sii paziente con te stessa, non sai quanto capisco le giornate pesanti delle mamme. Sono contenta di averti offerto uno spunto di riflessione, ma, come anche tu hai intuito, meglio leggere certi libri in momenti di piena serenità per non farsi coinvolgere dall’emotività che potrebbe sopraffarci.
      Ci sarà un tempo anche per te da dedicare ad Alice.
      Hai notato che l’ho sempre chiamata per nome, l’autrice? Non è voluto, mi accorgo solo di averlo fatto: credo sia perchè dopo averle sentito raccontare davvero dell’orrore non posso che sentirla vicina, un’anima amica.

  2. “E’ che ci sono cose che non si vorrebbero mai conoscere né tantomeno leggere, cose che non dovrebbero mai essere accadute”… come è vero e come sono difficili certe letture, hai proprio ragione.

    • Ciao Palmy,

      difficili ma in certi momenti quasi necessarie: per me questo periodo è stato fecondo, sereno, e mi sono potuta permettere di asorbire un po’ di dolore altrui, ma non sempre sono così disponibile.

  3. Sono davvero bellissime ed autentiche queste tue riflessioni Grazia.
    E’ vero, la festa della donna non va dimenticata ma neppure festeggiata, va ricordata.
    Ripescarne l’autentico significato è nostra responsabilità, e preciso dovere è quello di non farsi risucchiare dalle contaminazioni commerciali della stessa, ragionamento estensibile per qualsiasi altra commemorazione e festività ormai. A me piace ricordare l’8 marzo collegandolo al 25 novembre giornata internazionale dedicata alla lotta contro la violenza alle donne. Avrei voluto recensire anche un’altro libro, che però non ho fatto in tempo a rileggere per l’occasione:” i monologhi della vagina” che sicuramente conoscerai.
    Posso farti una domanda? Hai mai pensato di accodarti al VdL?
    Un caro saluto,
    Michela

    • Grazie Michela, mi fanno molto piacere le tue parole, come mi fa piacere scoprire affinità con tante persone che ho conosciuto, per ora solo virtualmente, in queste ultime settimane. Poter scambiare pareri con persone che hanno le mie stesse letture, le stesse passioni, molte volte gli stessi valori etici, talvolta anche giornate simili mi rende la vita più lieve.

      Aspetto di leggere presto, spero, le tue impressioni su un testo così importante: io non l’ho mai letto, ho avuto però la fortuna di vederne la rappresentazione teatrale oramai diversi anni fa.

      Infine, ho colto il tuo suggerimento riguardo al Venerdì del Libro: erano almeno un paio di settimane che ci pensavo, avevo un po’ paura di non riuscire a mantenere l’impegno, ma alla fine ho pensato che posso farcela!

  4. Sono davvero felice della tua decisione Grazia, era da un po’ che pensavo di chiedertelo, ma temevo di risultare invadente, il tuo contributo sono certa farà la differenza ed arricchirà di nuove sfumature un’iniziativa bellissima. Non è necessario che tu partecipi ogni settimana, fallo quando ne avrai il piacere e la voglia, non ci sono vincoli di alcun tipo.
    Un caro saluto,
    Michela

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