Cultura umanistica vs. Cultura scientifica?

IL NOSTRO MANIFESTO PER RIPRENDERCI LA CULTURA

 

Giovedì scorso con questo articolo ho invitato tutti a partecipare alla realizzazione di un Manifesto per riprenderci la cultura: in questa settimana sono stati diversi i contributi che mi sono arrivati (con vari mezzi: da Twitter alle mail ai post dedicati su altri blog).

Mi sono proposta ogni giovedì di raccogliere i contributi giunti al fine di fare il punto e sintetizzare per quanto possibile i diversi pensieri che emergono; e, soprattutto, di tornare a stimolare la riflessione.

Voglio fare oggi alcune considerazioni su una dicotomia che molti di noi si portano addosso dalle scuole dell’obbligo.

Diciamoci la verità. Dopo le scuole medie secondarie l’indicazione per l’orientamento agli studi successivi prevede ancora oggi la risposta ad una domanda: studi umanistici o studi scientifici?

Una contrapposizione che sembra voler suggerire che una è vera cultura e l’altra no. E, nel caso, a predominare, almeno nel nostro Paese, sembra essere la cultura delle lettere: ma per quanto bistrattata sia oggi una preparazione umanistica, è il deficit della cultura dei numeri che dovrebbe allarmarci.

Per quanto cerchiamo di utilizzare il temine cultura come comprensivo sia di quella umanistica sia di quella scientifica, in realtà in tanti siamo portati a limitarne il tiro, agganciando il concetto di cultura ad un significato classico, letterario. Come Paola Bonomo ha scritto in settimana sul suo blog, per molti purtroppo l’intellettuale è chi ha scritto un romanzo, non chi ha studiato il funzionamento di una proteina.

A proposito dell’articolo che ho citato, ho trovato molto interessante la critica ai programmi educativi offerti dalla scuola italiana, che forma individui che non sanno come leggere i risultati delle proprie analisi del sangue e che non sanno come è calcolato il tasso di inflazione, e suggerisce di rendere obbligatorio almeno un test di logica in ogni esame di maturità, almeno un esame di statistica in tutti i corsi di laurea, e, infine, almeno una verifica di numeracy (sì, non esiste un vocabolo italiano corrispondente) ogni cinque anni per gli insegnanti di ogni ordine e grado.

Personalmente ritengo che mettere in contrapposizione cultura umanistica e cultura scientifica sia dannoso: da uno scontro di questo tipo a perderci siamo tutti.

Quanto spesso ascolto amici italiani che scherzano sulla propria ignoranza in scienza e matematica! Sentire un individuo di cultura che scherza e quasi si vanta della propria ignoranza scientifica è altrettanto triste che sentire uno scienziato che si vanta di non avere mai letto un romanzo, una poesia, o di non avere mai ascoltato musica. (…)

Scienza e cultura umanistica sono entrambe imprese umane che costruiscono nuovi modi di pensare il mondo, per comprenderlo meglio. Il mondo è complesso, e per cercare di comprenderlo servono strumenti di pensiero ricchi e diversi.

Così il fisico italiano Carlo Rovelli introduce il suo articolo Scienza e cultura classica inserito nel libro Terza cultura. Idee per un futuro sostenibile edito da Il Saggiatore.

La terza cultura è una comunità internazionale di artisti, filosofi, scienziati e scrittori, ma non solo, impegnati in un dialogo creativo che si pone come obiettivo la promozione di nuove teorie e pratiche umane. La comunità opera dal 1998 e ha svolto e svolge un ruolo decisivo nel riconoscimento dei valori della ricerca, in ogni campo, quali risorse essenziali della società, portando avanti un confronto aperto tra gli esponenti di diverse attività intellettuali per superare la tradizionale contrapposizione tra cultura umanistica e cultura scientifica, definendo una nuova sintesi costituita appunto dalla terza cultura.

Il volume de’ Il Saggiatore, uscito nel 2011 a cura di Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo, offre una prima ricognizione della volontà innovativa della cultura italiana raccogliendo le risposte di più di ottanta autori alla domanda “da quale prospettiva guarda la terza cultura, e quale terza cultura è possibile in Italia”.

Lo ritengo un interessante spunto per la riflessione in corso.

Segnalo infine che l’articolo di Carlo Rovelli è disponibile in versione integrale su Google Books: non posso che consigliarne la lettura.

 

(foto: grazie all’archivio di sxc.hu)

  

15 thoughts on “Cultura umanistica vs. Cultura scientifica?

  1. Non sono molto d’accordo con le premese che hai citato. A me capita quotidianamente di vivere la situazione opposta. Da studentessa di materie umanistiche non vengo mai trattata come studiosa di cultura. Sebbene l’Italia, almeno a parole, sembri sempre esaltare la sua storia di arte e di letteratura in realtà nel senso comune ormai gli studenti di queste materie sono diventati dei perditempo, gente che studia roba perfettamente inutile. Io personalmente credo nel ruolo di ciascuno per la crescita della società e riconosco pari dignità all’ingegnere, al medico e a qualunque lavoratore. Non sono abituata a giudicare la gente per i suoi studi o la sua occupazione, ma constato che gli operatori della cultura stanno scendendo sempre più giù nella scala sociale, molto più giù degli uomini di scienza. Tanto per farvi un esempio nel senso comune un ricercatore è considerato solo chi cerca una cura contro il cancro, essere un ricercatore in materie umanisitiche non ha la stessa dignità sociale.

    • Non credo all’opinione diffusa che, allo scopo di rendere feconda una discussione, coloro che vi partecipano debbano avere molto in comune. Anzi, credo che più diverso è il loro retroterra, più feconda sarà la discussione. Non c’è nemmeno bisogno di un linguaggio comune per iniziare: se non ci fosse stata la torre di Babele, avremmo dovuto costruirne una.

      Parole ovviamente non mie, prese pari pari dal Poscritto alla logica della scoperta scientifica del filosofo Karl Popper.

      Le nostre esperienze di base sono di certo diverse, considerata l’enorme differenze di vedute che abbiamo su questo punto: ma ritengo che per rendere feconda questa discussione la diversità sia quanto mai necessaria. Ben venga!

      A questo punto, poi, sono oltremodo curiosa di conoscere l’idea di cui avevi solo accennato nel precedente post sul tema!

        • Le diversità culturali di base tra i generi sono un dato di fatto e analizzarle non può che portare a qualche interessante considerazione.
          Terreno accidentato, però, da affrontare con un pizzico di ironia.
          Ho in mente un articolo letto tempo fa sul tema dell’eccellenza femminile in certi ambiti culturali ritenuti prettamente maschili e viceversa, se lo ritrovo potrebbe interessarti?

  2. Interessantissimo il discorso sulla terza cultura. Devo cercare il testo in biblioteca.
    La cultura italiana è intrisa di idealismo – come pure, di conseguenza, la scuola -, e sembra in effetti non uscire da questa dicotomia. Il mondo della scienza è un mondo altro rispetto a quella che si ritiene sia la cultura, che, appunto, assimilata generalmente alla letteratura e alle discipline umanistiche. Ti confesso che pure io difficilmente riesco ad uscire da questo orizzonte limitato, probabilmente perchè è quello che tutto il nostro sistema ci trasmette fin da piccoli. Nella mia personale avversione/diffidenza per la matematica, per esempio, quanto c’è di innato e quanto di trasmesso attraverso il percorso scolastico?
    E’ pur vero che entra in gioco il tipo di funzionamento del pensiero ed il mio è di certo ti tipo narrativo piuttosto che logico-scientifico, ma mi domando: perché? Perché è così che funziona il mio pensiero? Per una predisposizione naturale? O per un condizionamento dovuto al tipo di educazione effettuata? Probabilmente per entrambi i motivi, ma non so in che percentuale incidano.
    Ancora sto meditando sul post da scrivere per il manifesto…

    • Sono certa che la meditazione darà buoni frutti!

      Nel frattempo, con riguardo alla matematica, potrei consigliarti la lettura di La poesia della matematica e altri saggi di D.E. Smith, uno scritto del 1947 divenuto famoso in quanto fu proposto nel 1996 come traccia di componimento alla maturità con questa formulazione:

      “La matematica è generalmente considerata proprio agli antipodi della poesia eppure la matematica e la poesia sono nella più stretta parentela, perché entrambe sono il frutto dell’immaginazione. La poesia è creazione, finzione: e la matematica è stata detta da un suo ammiratore la più sublime e la più meravigliosa delle finzioni”

      Se dovessi trovare questo testo avvisami: io l’ho cercato molte volte senza successo.

  3. Cara Grazia, devo anticiparti che nel mio manifesto in fase di definizione, ci sono alcune brevi riflessioni legate proprio alla dicotomia tra cultura scientifica ed umanistica. Mi rispecchio in quel che scrive Tamara, ma credo che in paesi come il nostro, con una tradizione ed una storia così intrise d’arte, poesia, e letteratura, ed un po’ meno di scienza, sia difficile smarcarsi da quello che alla fine secondo me altro non è che un pregiudizio.
    Non anticipo altro.
    Michela

  4. Per l’esperienza che fin qui ho avuto io, credo che tra la cultura umanistica e quella scientifica ci sia solo una piccola differenza: l’impegno che richiede la loro comprensione e assimilazione. Basta vedere quello che succede a scuola, quanto è più facile andare bene a italiano piuttosto che a matematica? La matematica, come tutte le materie scientifiche, richiede una costanza nello studio superiore, secondo me. Ho “amato” la matematica al liceo anche perché mi sembrava la materia più meritocratica, studi tanto allora hai voti alti. A italiano e storia non è detto che funzioni sempre così, almeno così non funzionava quando ero a scuola io. Magari tutti i temi erano sufficienti, mentre nei compiti di matematica c’erano venti insufficienze. Mi piaceva molto la matematica ed ero quasi sicura di volerla studiare all’università, anche perché ero convinta che studiare matematica non avrebbe significato mettere da parte la mia, credo, passione più grande, per la letteratura. Il mio ragionamento era questo: se studio matematica saprò comunque sempre leggere e capire un libro, ma se studio lettere non saprò mai fare un integrale doppio e non riuscirò mai più a capire i libri “scientifici”. Alla fine non ho studiato né matematica né lettere, ma nel mio ragionamento credo ancora. Secondo me costruirsi una cultura scientifica presuppone uno studio maggiore, la cultura umanistica mi sembra molto più a portata di mano. Con questo però non voglio assolutamente dire che esiste una cultura di serie A e una cultura di serie B. Io sono rimasta affascinata da entrambe e forse, per capirne la bellezza, è necessario trovare insegnanti che quella bellezza sanno comunicarla ai ragazzi che hanno davanti. Anche se da un paio d’anni ho lasciato il mio banco del liceo e anche se da un paio d’anni non ho più a che fare con i numeri, tranne quando do ripetizioni, io la bellezza della matematica non me la dimenticherò mai. Sono fermamente convinta che quella bellezza non l’avrei vista senza l’insegnante che ho avuto e che, caso strano, oltre ad essere un matematico era anche un filosofo. Se c’è una cosa che ho capito da lui è anche le cose apparentemente più lontane in fondo non lo sono e che è bello quando lettere e scienza si mischiano e si fondono.

    • Sono tentata di girare il tuo ragionamento a un insegnante, Palmy di Mens Sana: perchè sono curiosa di capire come chi sta al di là della barricata vede la questione.

      Va, ci provo, vediamo se trova tempo da dedicarci.

  5. Pingback: A proposito di scienza | ToWriteDown

  6. Mi introduco in questi commenti, consapevole che ci vorrebbe un post sull’argomento, dunque rimando al prossimo venerdì del libro per esporre quello che penso sulla dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifica.
    Per ora mi limito a rispondere a quest’ultimo commento di frufru. Ti dirò che oggi la situazione degli alunni italiani è molto diversa, ammesso che in passato fosse esattamente come descrivi tu. Oggi l’emergenza è di comprensione del testo. L’Invalsi ha scoperto studiando le prove nazionali che le difficoltà in matematica sono dovute alle lacune di comprensione del testo matematico, non a lacune nell’operatività del calcolo per esempio. Materialmente l’alunno non comprende il testo del problema. Ad esempio non capisce la parola” ovvero”, come farà a capire la consegna del problema che contiene questa parola?
    La competenza in lettura cioè in comprensione del testo non va più data per scontata. Si tratta di un problema trasversale a tutte le materie dimostrato da studi e statistiche. I numeri e l’approccio scientifico, ti dirò, risultano più semplici laddove si tratta di applicazione di procedure e operazioni… rispetto allo studio di un testo di storia o alla comprensione di un testo espositivo mediamente difficoltoso. Il fraintendimento è all’ordine del giorno. Mi ritrovo a chiedere in continuazione agli alunni cosa voglia dire una parola, per esempio… firmamento! Per looro è una firma importante… e io l’avevo data per scontata!
    A presto con uno (o due) post!!!! Ti ringrazio di questo articolo…

  7. Pingback: Matematica al Bar | ToWriteDown

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