Una serata alla Galleria d’Arte

HO INTERVISTATO MARCELLO DE ANGELIS

 

 

Sabato sera ho potuto ammirare le opere di Marcello De Angelis all’inaugurazione della sua personale milanese che avevo anticipato in questo articolo: e ho avuto il piacere di conoscerlo e di intervistarlo nel corso dellla serara riuscita alla Galleria PoliArt Contemporary di Leonardo Conti, dove arte e musica si sono incontrate grazie al breve concerto con le composizioni di Paola Samoggia.

Se volete conoscere l’estetica di Marcello De Angelis vi indirizzo a questa interessante intervista rilasciata a Matteo Galbiati per Espoarte, il magazine dedicato all’arte contemporanea. Io qui mi propongo di tratteggiare un profilo di Marcello quale artista che utilizza il proprio talento per stare meglio con se stesso e per vivere come desidera: il tutto in dieci domande

 

Sei l’ideatore di una tecnica molto innovativa, l’Injection Painting. Ma la tua carriera artistica ha avuto inizio molto prima: che esperienze pregresse vuoi ricordare?

Mi è sempre piaciuta la ricerca e la sperimentazione sia tecnica che concettuale ed ho sempre cercato metodi e procedimenti artistici innovativi per quelle che erano le mie conoscenze. Sono quasi dieci anni che sviluppo la tecnica dell’Injection Painting, un processo artistico nato un po’ per gioco e un po’ per ricerca. L’idea iniziale era quella di razionalizzare il dripping di Jackson Pollock, una tecnica che consiste nel gocciolare colore a smalto da un bastoncino di legno direttamente su una superficie, ma il procedimento tecnico è nato tutto in una sera. Mia madre è infermiera e, vedendo una siringa vuota su un mobile, mi balenò l’idea di inserire del colore all’interno e di fare poi gocciolare il colore sulla tela. Da dieci centimetri circa di altezza mi sono avvicinato sempre più alla superficie della tela e quasi subito le gocciolature sono diventate linee e punti affiancati sempre più precisi e sempre più ordinati. Tutto il resto è storia odierna.

Da dove arriva la tua ispirazione?

Paradossalmente prendo ispirazione dalla matematica e dalla geometria. Se devo dirti cosa mi ha portato a fare quello che faccio è lo studio dei frattali (oggetti geometrici che si ripetono nella struttura allo stesso modo su scale diverse) e l’osservazione della natura che ci circonda. D’altronde la natura è tutta fondata su leggi e ordini matematici che spesso noi non comprendiamo.

Ho usato nel mio articolo precedente questo periodo, che mi ha colpito leggendo il tuo profilo in quanto cerca di concretizzare il tuo lavoro: “Punto di partenza dei suoi lavori è un disegno, un bozzetto che viene successivamente rielaborato al computer mediante un programma di modellazione grafica. Nascono così delle griglie vettoriali costituite da linee e curve tangenti, forme geometriche che vengono successivamente trasferite sulla tela. Da questa struttura l’artista crea una fitta trama di tratti di colore allineati. Questa sorta di labirinto è realizzato iniettando il colore acrilico direttamente sulla superficie della tela tramite l’ago di una siringa da iniezione, tecnica ribattezzata injection painting”.

Vuoi provare a concretizzarlo ancora di più? Quanto tempo passa dal bozzetto all’opera finita?

Dal bozzetto all’opera finita possono passare un paio di settimane o anche dei mesi. Dipende molto dalla complessità del bozzetto, dal progetto e dalle dimensioni dell’opera. Posso impiegare anche tre mesi di tempo per finire un solo lavoro! Trasferire il progetto dal CAD alla tela è semplice e complesso allo stesso tempo: stampo il progetto su carta, lo ritaglio e poi traccio le linee guida sulla tela seguendo le linee di taglio. E’ una sorta di “spolvero” in chiave moderna.

Ci sono stati anni difficili, in cui hai prodotto poco: come hai superato il momento? Cosa ti ha dato forza e nuova ispirazione?

Il 2008 è stato l’anno più difficile in cui ho pensato seriamente se continuare o lasciare tutto. E’ l’anno in cui ho realizzato solamente otto lavori, un anno intimistico in cui ho prodotto per me e non per il mercato. Oltre alla mia caparbietà, devo veramente molto a due persone. Il primo è il gallerista con cui oggi lavoro, Leonardo Conti di PoliArt, che è stato in grado di capirmi, aiutarmi e spronarmi. Il secondo è un collezionista, Alberto P., che mi ha sempre seguito e ha sempre creduto nel mio lavoro: è il mio più grande collezionista, credo abbia le opere più belle e significative da me realizzate in questi anni.

Come decidi i titoli delle tue opere?

Non sono le opere a suggerirmi i titoli: spesso penso prima al titolo e da quello realizzo l’opera.

Hai uno spazio tutto tuo dove idei e crei? Quanta importanza ha per un artista avere uno spazio tutto per sé?

Ho uno studio che ho ricavato da una stanza della casa che in origine era un salottino. E’ un’area off limits in cui vige la monarchia assoluta, io sono il re. In quella stanza c’è di tutto e spesso è anche difficile passare per tutte le cose accatastate: recentemente sono stato costretto a portare le librerie in un’altra stanza perché in studio non ci stava più nulla!

Hai frequentato un liceo artistico, il che fa presupporre che la tua inclinazione artistica fosse presente anche nell’infanzia e nell’adolescenza. La classica domanda che si fanno le madri riguardo alle inclinazioni artistiche dei figli è: ma mio figlio avrà la possibilità di sviluppare i propri talenti? Come aiutarlo?

Tu come sei stato aiutato?

Ho sempre dipinto e disegnato, sin da quando ero piccolo. Non ho mai avuto contrasti con i miei genitori, i quali mi hanno sempre appoggiato nelle mie scelte e nelle decisioni. Da loro ho sempre avuto consigli utili e mai imposizioni, anche a livello artistico. Al liceo ho avuto ottimi professori: ancora oggi mi riempio di emozione al solo pensiero dei loro insegnamenti. Ovviamente erano altri tempi in cui prediligevo disegni iper-figurativi a matita. Ogni tanto mia madre ancora oggi mi chiede “perché non fai ancora quei disegni a matita che erano così belli?” I miei genitori mi seguono sempre, per quanto possibile, apprezzano ma non capiscono molto quello che faccio ora!

Le opere presenti alla mostra verranno pubblicate in un catalogo che uscirà a breve. Che importanza ha il catalogo per un artista?

Le opere esposte sono poco più di venti: il catalogo è postumo rispetto alla mostra in quanto ho ritardato a finire alcuni lavori! Del resto la mia tecnica è lenta e implica molto tempo e fatica per la realizzazione di un’opera. Il catalogo è un elemento di fondamentale importanza sia per l’artista che per il collezionista  poiché permette di lasciare una traccia dell’operato dell’artista stesso, un approfondimento della sua ricerca artistica. Inoltre l’artista in questo modo ha la possibilità di avere un documento che testimonia un evento preciso il quale, a sua volta, produce storia. Sicuramente nel breve periodo aiuta a pubblicizzare il lavoro ma può diventare anche oggetto di collezionismo da parte di bibliofili. Il collezionista invece ha la possibilità di avere, con il catalogo, un documento che certifica e amplifica l’importanza dell’opera pubblicata e posseduta in collezione.

Sempre in tema di pubblicazioni, che importanza hanno le riviste d’arte per il tuo lavoro? Quali consiglieresti a un neofita che vuole avvicinarsi al mondo dell’arte contemporanea?

Se devo essere sincero leggo poche riviste d’arte. Tendenzialmente quando le prendo le sfoglio velocemente e poi finiscono quasi subito nel dimenticatoio. Personalmente preferisco documentarmi attraverso il web o le fiere d’arte internazionali che permettono di essere sempre aggiornati in tempo reale su tutto ciò che accade nel mondo dell’arte. Ad un neofita consiglio innanzitutto di acquistare un buon volume di storia dell’arte contemporanea: è spesso difficile comprendere l’arte contemporanea, bisogna capire l’evoluzione della storia dell’arte, il pensiero dell’artista e quello che le sue opere vogliono comunicare ed esprimere.

Un’ultima domanda. Quale è stata finora la tua più grande soddisfazione di artista ? E di uomo?

Non saprei dire qual è la mia più grande soddisfazione di artista, forse proprio questa personale. La mia più grande soddisfazione come uomo è indubbiamente mio figlio Gabriele di 7 mesi.

Marcello disegna tutti i giorni: raccoglie le idee e le traduce in forme su fogli di carta spessa e porosa, sui quali fa anche le prove dei colori che intende utilizzare.

Nell’anno 2011 ha raccolto in cofanetti bianchi, che ha chiamato Ex Libris,  le idee quotidiane dei dodici mesi: scatole in metacrilato lucido e plexiglass per custodire l’embrione delle opere presenti alla mostra milanese.

I cofanetti presentati sono però solo otto: che ne è degli altri quattro? “Ho tenuto per me i mesi  più importanti, artisticamente parlando. E il mese in cui è nato mio figlio“.

Grazie Marcello. 

 

(Per le foto si ringrazia @Rox)

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