La Sindrome di Diogene

 

In questi giorni mi sono imbattuta nell’espressione sindrome di Diogene che a quanto pare assume significati diversi a seconda degli ambiti in cui viene utilizzata.

La cosa mi ha incuriosita e ho raccolto informazioni sui tre diogeni che sono capitati sulla mia strada: quello senile, quello del web e quello giovanotto.

In tutti i casi il riferimento è a Diogene di Sinope, filosofo greco vissuto con il minimo indispensabile: riteneva infatti che la virtù consistesse nell’evitare qualsiasi piacere fisico superfluo e credeva così strenuamente nelle proprie idee tanto da arrivare a comportamenti indecenti, vivendo una vita disordinata e poverissima, trascurato nel vestire, sprezzante delle convenzioni sociali e della famiglia, con un mantello, una bisaccia e una botte come unica casa.

Nonostante questo filosofo ci abbia lasciato concetti decisamente più interessanti (rigore etico, modelli di vita naturale, esempi di coerenza di idee) sembra che quanto oggi viene definito sindrome di Diogene tenga in considerazione un’unica caratteristica del filosofo: la tendenza ad accumulare immondizia.

Ecco la mia galleria di personaggi.

Diogene il longevo

E’ l’uso più comune che si ha della definizione: la sindrome di Diogene è un disordine comportamentale riconoscibile dal fatto che viene a mancare ogni attenzione per le necessità di base, come l’igiene personale e le cure mediche. Colpisce soprattutto gli anziani che vivono da soli ed è conosciuta anche come sindrome dello squallore senile.

L’abbandono delle principali norme igieniche solitamente si accompagna a malattie fisiche vere e proprie, e a manie di accumulo patologico di oggetti inutili, anche immondizia, considerati importanti e ancora utilizzabili dall’anziano.

@Diogene

Una definizione legata al mondo web arriva tre anni fa da uno studio spagnolo che usa la sindrome di Diogene per indicare la tendenza ad accumulare un numero esagerato di mail all’interno della propria casella di posta: lo studio svela i retroscena psicologici che sembrano esserci dietro al modo di organizzare la propria posta elettronica.

La ricerca classifica in cinque tipologie gli utenti web: classificatori, selettivi, sentimentali, irresponsabili, e infine appunto diogeni, a seconda dell’atteggiamento nella gestione della posta in arrivo. Chi divide in cartelle tematiche (il classificatore), chi conserva solo le comunicazioni ritenute importanti (il selettore), chi salva i messaggi che rivestono un qualche valore emotivo (il sentimentale), chi cancella tutto dopo averlo letto (l’irresponsabile) e chi conserva tutto (il diogene).

Il diogene è ritenuto il profilo di più recente generazione, nato con la moltiplicazione delle possibilità di spazio di archiviazione nonché con l’aumento del traffico dei messaggi, tra notifiche di social network, spamming, iscrizioni a mailing list.

E’ uno che accumula mail per paura di scegliere; uno che anche nella vita non butta via nulla nella convinzione a volte inconscia che qualcosa, in futuro, possa tornare utile; uno che, alla fine dei conti, evita di prendere responsabilità, di fare qualcosa di impegnativo legato a una scelta. 

Insomma, uno che si nasconde dietro questo accumulo e sovraccarico per disperdersi e non arrivare mai al dunque in tutti gli ambiti della sua vita, non solo con la casella postale.

Diogene il giovanotto                                   

C’è infine il caso di una forma di sindrome di Diogene applicata alla memoria umana che conduce alla memorizzazione volontaria di quantità industriali di informazioni che intasano il cervello e le facoltà cognitive.

Il cervello accumula e trattiene informazioni di vario tipo, da quelle di utilizzo immediato a quelle di vecchia data, creando stratificazioni di ricordi spazzatura che non si smaltiscono e interferiscono con le altre attività cerebrali: cosa si è mangiato a colazione, lista della spesa, indice della presentazione da preparare, prima vacanza al mare, tabellina del nove e sintesi delle vendite di gennaio si contendono i neuroni.

Chi è colpito da questa sindrome si ritrova a non avere più spazio dove memorizzare nuove informazioni e fa un uso smodato di supporti cartacei e tecnologici per non perdere di vista la propria vita.

Sembra essere la sindrome tipica di chi, come me, decide che tutto deve essere appuntato, trattenuto, non dimenticato, estratto dal cilindro al momento giusto, con i riferimenti e le correlazioni del caso.

Che dirvi, sarà così, sarò anche io un diogene. Di certo preferisco questa versione della sindrome piuttosto che le prime due.

(foto: grazie all’archivio di sxc.hu)

7 thoughts on “La Sindrome di Diogene

  1. @diogene… sono io…. =__=

    Interessante lezioncina di psicologia..a volte è utile riconoscersi in qualcosa per comprendere meglio alcuni lati di se stessi.

  2. Questo post è davvero interessante! Una zia del mio compagno deve aver avuto qualcosa di simile o forse si trattava solo di un estro da artista decisamente spiccato. Ricordo di aver visitato la sua casa una volta sola e di esserne rimasta totalmente ammaliata. Ogni minimo spazio era colmato da oggetti su oggetti, alcuni bellissimi, mobili antichi, dipinti (molti suoi), vestiti, libri, ma anche riviste, perline, foto. Di tutto e dovunque. Ricordo anche la cucina. Impressionante. Cataste di piatti, bicchieri e pentole sporchi. Non avevo visto mai niente del genere e da ogni angolo di quella casa trasudava no una vita ed una personalità sconcertanti.
    Per quanto riguarda le mail…mmm… Per necessità lavorative, in passato ho catalogato, ma non era nella mia natura. Adesso tendo ad accumularle, soprattutto per prigrizia, ma sento di dovermene liberare. Probabilmente rientra nella generale bulimia da accumulo della nostra società.
    Pure l’ultima accezione della sindrome non è proprio una passeggiata di salute. Mi terrorizza l’idea di non avere più lo spazio mentale in cui mettere le nuove informazioni ed i nuovi ricordi, perdendoli così per strada. Leggere le tue parole mi ha fatto pensare al fatto che mio fratello è sempre stato fissato con i post-it. Mi ricordo che cercava di trasmettermi questa sua abitudine presentandomela come l’unico modo per non dimenticare le cose da fare. Il punto è , per esempio, che il più delle volte, se io mi scrivo una lista della spesa, finisco per lasciarla a casa.
    Non so se sono una specie di ibrido dei vari Diogene…magari mi manca solo l’età giusta…

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