Incipit Passion

Che mi piacciono le quarte di copertina dovrebbe oramai essere chiaro: la mia vera passione comunque restano gli incipit.

Tutto ha avuto inizio quando mi sono innamorata delle prime righe di Cent’anni di solitudine, il capolavoro di Gabriel Garcia Marquez.  

 

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.

Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.

Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

Credo che ognuno abbia una propria Macondo nel cuore, un posto dove tornare o ancora da trovare. E che per ognuno ci sia un pezzo d’infanzia custodito con cura, portato dentro in silenzio per essere ricordato in momenti cruciali.

Il mio è un ricordo estivo, la mia prima vacanza da regina spodestata dall’arrivo di una sorella, la prima consapevolezza d’autonomia: niente a che vedere con il ghiaccio, purtroppo, qualcosa di meno poetico che ha a che fare con le ortiche.

Non so se la mia passione per gli incipit possa essere condivisa, ma se volete farvene una scorpacciata o se volete leggerne uno prima di prendere un libro, vi consiglio di visitare Incipit Mania e Incipitario. Entrambi ne hanno catalogati un buon numero.

(fotografie di Viale Monza a Milano, nel 1961:
 grazie all’archivio del forum Milano Sparita)

13 thoughts on “Incipit Passion

  1. La mia Macondo è un luogo reale. Si chiama sbrigativamente Piazza.
    E’ un paesino abbarbicato su una collina, affacciato sul lago di Como.
    E’ un posto che, nella realtà, non è più come nei miei ricordi.
    Il tempo è passato e lo ha modificato, o ha modificato me (il che spiegherebbe perché quando ci sono stato l’ultima volta riuscivo a guardare al di là di un muretto che un tempo non raggiungevo neppure saltando!).
    Non c’è proprio nulla di particolare a Piazza, però ogni angolo, ogni scorcio, ogni casa mi parla e mi dice “ti ricordi? qui giocavi a pallone.. qui passeggiavi con la nonna che ti raccontava storie… da qui vedevi arrivare i tuoi cugini con cui giocare…”.
    La prova che ero un bambino felice.
    E’ terapeutico per sapere che esiste questo luogo.
    Spero tutti ne abbiano uno.

  2. Macondo è la casa della nonna, che quando ci passo in macchina ancora adesso alzo sempre gli occhi e il balcone lo trovo subito, sempre lì, al terzo piano centrale del ‘grattacielo’.
    Se non fosse per le ortiche, questo sarebbe un ‘post’ molto bello…

    • Le ortiche non sono un’arma contundente, ci sono finita dentro nella mia ricerca di autonomia.
      Ho decine di episodi di me e le ortiche, erano mie compagne indesiderate, ma c’erano spesso.
      Queste poi erano ortiche di montagna🙂

  3. Macondo è un viale di pioppi vicino ad un ruscello, la brezza che soffia lenta tra le foglie, crea un meraviglio fruscio, accompagnato dal delicato suono dell’acqua che scorre.

  4. Ciao! Io ho una passione per gli explicit, le righe finali. È per questo che chiudo sempre i miei post con l’ultima riga del libro.
    L’incipit che hai scelto è dei migliori, ce l’ho stampato nella mente nonostante la mia lettura di Cent’anni di solitudine risalga a qualche tempo fa.

    • Le chiuse sono difficili da scrivere e anche la leggere, se non vuoi abbandonare il libro.

      Stanotte l’ho passata quasi in bianco, non riuscivo a staccarmi dalle pagine.

      E oggi sono decisamente rincoglionita.

  5. La mia Macondo è, anche se detto così può non sembrare poetico, un campo sportivo di cui mio nonno era il custode, incastonato nella natura, con un orto ed i pioppi e l’infinita libertà di eterni pomeriggi passati a giocare tra quelle piante.
    Tra parentesi, adoro “Cent’anni di solitudine” e gli incipit spesso stabiliscono per me l’acquisto o meno di un libro, quindi grazie dei link!

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