I Racconti della nostra Vita

CATERINA SULLA SOGLIA DI SUSANNA BISSOLI

Le quarte di copertina sono come un terno al lotto: prendi un libro, guardi l’illustrazione in copertina, titolo, autore, poi lo giri e lì, la quarta di copertina, può lasciarti nel tuo sahara oppure illuminarti con piccole frasi che ricorderai anche meglio del libro.

“Le vite delle persone non sono romanzi, sono raccolte di racconti” dice la quarta di copertina di Caterina sulla soglia, il romanzo d’esordio di Susanna Bissoli.

E io ritrovo in questa frase quanto ho sempre pensato della mia vita: una successione di racconti, più o meno brevi, alcuni con dignità forse di novella, con personaggi che a volte ritornano ma che troppe volte fanno solo fugaci apparizioni. Peccato.

Forse tutto dipende da come riusciamo ad inanellare i nostri ricordi, a trattenerli senza manipolarli con interpretazioni successive, a legarli a noi come istantanee del momento.

Io non ne sono così capace, ma temo che questa difficoltà sia diffusa: ne parlavo con Simona che si interrogava in questi giorni su quanti ricordi può contare veramente, e invidiava l’apparente facilità con cui io estraggo di volta in volta episodi, aneddoti, frasi dal passato.

In realtà credo che la sua invidia sia mal riposta: come dicevo, non so se effettivamente tutto quello che la mia mente fa emergere sia autentico e non filtrato. La raccolta di racconti della nostra vita molto raramente si costruisce il modo obiettivo: non è facile risalire a quegli episodi della nostra infanzia e adolescenza che hanno veramente rappresentato la base per il resto, capire quali sono, agganciarli e tenerli puliti dal resto.

Lo sforzo per recuperare il senso di certi ricordi a volte non viene appagato, restano solo immagini, frammenti di discorsi, sovrapposizione di facce e luoghi. E quando cerchiamo di sistemare il tutto la memoria interviene con filtri e manipolazioni, così restiamo nel dubbio se la verità è quella oppure un’altra, riscritta dalla nostra mente per noi.

Susanna Bissoli in Caterina sulla soglia ci prova e le riesce benissimo. Uscito nel 2009 per Terre di mezzo Editore, Caterina sulla soglia raccoglie sedici racconti, sedici ricordi per ognuno dei quali ci viene fornito il dettaglio dell’anno, quasi a chiederci: e voi dove eravate in quel momento?

Si inizia dall’infanzia, con i ricordi della ricerca dell’autonomia, raccontati con un lessico familiare che riprende termini del dialetto veneto e modi di dire domestici che ci avvicinano subito al personaggio. Di Caterina adolescente ci vengono poi raccontate le prime esperienze di conoscenza con l’altro sesso: è qui che si inserisce il mio racconto preferito tra i sedici, quello di In viaggio con papà, un padre che Caterina scopre, conosce e ama nell’arco di una giornata. Si prosegue poi con una Caterina cresciuta e poi più matura, trovando in ogni episodio la gioia dell’incontro, “di avere a che fare con altri esseri umani, di scoprirli tutti diversi e tutti strani”.

L’autrice è concentrata sui sentimenti, sui piccoli dettagli che ne danno lo spessore: il suo stile la fa rientrare in quel filone della letteratura femminile italiana capace di raccontare emozioni profonde e di scavare in psicologie complesse.

INCIPIT

1970 – Parcheggiare la macchina a cinque anni

Verso le otto stavo con le orecchie tirate. Quando sentivo il motore della macchina di mio padre e lo sfrigolare della ghiaia sotto le ruote in cortile mi precipitavo fuori. Mia madre mi veniva incontro traballante sui tacchi per darmi un bacio, mio padre in piedi accanto alla vettura ancora in moto teneva spalancato lo sportello e diceva: forza. Io salivo al posto di guida, il sedere appoggiato al sedile, le mani sul volante, elettrizzata. Mia nonna si faceva sulla porta asciugandosi le mani nel grembiule. Non state a fidarvi, diceva con il tono di chi racconta di aver predetto invano. Mia madre intanto andava avanti e apriva la porta del garage. La portiera era stata richiusa, il volante vibrava sotto le mie mani. Guardavo il cambio in folle e poi il rettangolo illuminato in fondo al cortile, respiravo l’odore di pelle dei sedili. Ero da sola dentro l’abitacolo.

Il secondo romanzo di Susanna Bissoli è dello scorso anno ed è edito sempre da Terre di mezzo: Le parole che cambiano tutto racconta del rapporto difficile e sofferto tra una donna e il padre. Non l’ho ancora letto, ma ho la sensazione che il racconto a cui sono affezionata, quello del Viaggio, trovi in questo secondo lavoro uno sviluppo e un significato compiuto.

Dovrò finire il percorso.

7 thoughts on “I Racconti della nostra Vita

  1. Belle riflessioni. Un argomento che mi piace molto.
    Potrei esordire con una frase di Flaiano (quanta cultura) che recita più o meno così “le giornate veramente importanti nella vita di un uomo non sono più di una decina, tutto il resto è volume”.

    Personalmente do molta importanza ai ricordi e spesso (maledizione), non solo ai miei.

    Sono d’accordo: rischiamo talvolta di manipolare ricordi e avvenimenti, ricostruendoli e incollandoli a seconda di quanto “ci convenga” al momento.

    A tale proposito ho vissuto una fastidiosa esperienza pochi giorni fa.
    Ho un’idea precisa su un avvenimento della mia vita di oltre 10 anni fa.
    Eppure, ho trovato un mio appunto d’epoca dove esprimevo un’opinione assolutamente diversa da quella attuale. E su quello stesso appunto in un momento successivo, ma precedente a oggi, ho scritto “che idiozia”.
    Quindi? Dov’è la realtà?
    Sono revisionista su me stesso!!! Terribile!

  2. tempo fa, in un libro tuttosommato poco interessante, ho letto una frase che mi ha colpito molto…come spesso mi capita “non la so citare” (che invidia quelli che citano a memoria le battute dei film o le frasi famose…) ma l’ho fatta mia! E qui viene il punto.
    La “mia frase” dice che a volte la vita può sembrare un quadro di Seurat, ne comprendi meglio il senso se ti allontani un po’ per guardarla.
    Volevo inserirla nel mio commento e quindi riporto l’originale:
    “Aveva una personalità straripante. Anche a diciannove anni. Troppo, come si scoprì. Ma a volte il destino concede porzioni risicate d’amore, di coraggio ed eroismo. Sulla tela le pennellate si riducono all’irritante precisione puntiforme di Seurat, quello dei puntini che si uniscono solo se visti da una certa distanza, mentre tutti noi vorremmo l’audacia e la forza espressiva di Michelangelo, quella rara sensazione che vivere sia una cosa straordinaria e magnifica. Vivere è un’arte. Alcuni ne sono particolarmente dotati. Li illumina una speranza sconfinata. Là dove gli altri sono incerti e approssimativi, essi mostrano contorni nitidi e marcati. Sprigionano energia: la luce aumenta di intensità quando entrano in una stanza.”
    …………………….appunto: tutt’altra storia!🙂
    Concludo e vado a ninna: che importa se ricordiamo l’originale o la nostra versione, a volte mi chiedo “ma esiste l’oggettivo originale o tutto proprio tutto è soggettivo e meravigliosamente costruito ad hoc?!?!”
    Buona notte e complimenti per il blog!

  3. …è vero, vorrei avere anch’io la forza, l’audacia e la maestria di Michelangelo.

    Ma la mia vita, i miei racconti emersi e sommersi, possono solo avvicinarsi agli acquerelli di Turner: abbozzati, molto sfumati, interpretabili.

    Buonanotte, Rox.

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