Quel geniaccio di Leonardo

STAY HUNGRY STAY FOOLISH IN ITALIAN STYLE

Si chiama Da Vinci. El Genio ed è uno dei più interessanti eventi artistici e culturali dell’anno: è la mostra  di Madrid dedicata al grande artista rinascimentale, al cui allestimento hanno partecipato ben ventinove istituzioni culturali internazionali.

Per rendere onore a ogni aspetto della personalità e del genio di Da Vinci, la mostra si presenta suddivisa in diciassette sezioni, ognuna delle quali dedicata a uno dei suoi campi di interesse come l’ingegneria militare, la pittura, le macchine civili, i codici, i bozzetti di anatomia, la gastronomia.

Leonardo, artista geniale, personalità sorprendente, visionario puro: qualcuno ce lo ricorda, sì, ma lui resta unico. Da dove arriva il suo genio?

Non è una domanda a cui ho una risposta, ma vorrei raccontarvi un  ricordo e regalarlo a voi e a Stefano, che oggi ha messo il suo viso su quello di Leonardo e poi ha avuto una mattina da dimenticare.

Una mia compagna al liceo odiava la filosofia: era un tipo pragmatico, estroverso, polemico, e non faceva mistero delle sue argomentazioni, per quanto singolari. Non era lo studio in sé ad infastidirla né un pensiero in particolare: quello che non capiva era perché qualcuno si dovesse prendere la briga di ragionare su tutto, di elucubrare sull’aria e far fare alle parole il giro del fumo.

Aveva comunque una soluzione pronta per eliminare alla radice il problema: riteneva che filosofi e pensatori in generale avessero troppo tempo a disposizione e che per riempirlo si sarebbero inventati chissà che; se avessero dovuto dedicarsi ad altre attività, “come quella di raccogliere i pomodori” (copyright 1988), non avrebbero sprecato energie in altro.

Non so se Leonardo abbia mai raccolto pomodori in vita sua, di certo si sa che ebbe in dono da Ludovico il Moro una vigna e un orto a Milano, a pochi passi dal Refettorio del Cenacolo e dalle Grazie: uno spazio che ancora oggi si può vedere, tenuto a giardino come una piccola isola verde incastonata fra palazzi storici, nel centro della città.

Dicevo, forse Leonardo non ha mai dovuto raccogliere pomodori, del resto non era nemmeno un filosofo, ma seppe usare il suo tempo e il suo genio per creare e cercare nell’arte la perfezione: sua è l’affermazione “la pittura non muore immediate dopo la sua creazione, ma lungo tempo darà testimonianza dell’ignoranza tua […] ma se studierai […] tu lascerai opere che ti daranno più onore che la pecunia” (dal Trattato della pittura).

Per Stefano, quindi: il tempo per l’arte non è mai tempo perso.

Genio in cucina

Ancora brevi appunti sull’eredità che Leonardo ci ha lasciato in ambito gastronomico.

La mostra madrilena offre una sezione ad hoc dove approfondire anche con il palato il mondo leonardesco: il Rincon gatronomico è curato dallo chef Sergi Arola  che propone la rivisitazione di alcuni piatti, suggestioni gastronomiche italiane ispirate al rinascimento e alle inquietudini dell’artista.

Se volete restare in Italia, prenotate una cena agli Orti di Leonardo: il ristorante si trova a Milano all’interno del Palazzo delle Stelline, molto vicino a dove sorgeva l’orto di Leonardo. Ci sono stata diversi anni fa per provare quella che era una novità molto affascinante: venivano proposte ricette vegetariane che facevano ampio utilizzo di fiori, freschi e cucinati. Del resto, Leonardo era vegetariano.

Se volete restare a casa vostra, leggetevi Note di cucina di Leonardo da Vinci dei coniugi inglesi Routh (Voland 2005): un testo pieno di informazioni e idee  che ci racconta un Leonardo diverso da solito. Si inizia con un Leonardo ristoratore, insieme all’insigne compagno Botticelli, in una Firenze che non ama la loro cucina. Successivamente lo troviamo a Milano, alla corte di Ludovico Sforza come cerimoniere, impegnato più a inventare diavolerie per la sua cucina (macchine per scacciare i cattivi odori, per tritare il manzo, per eliminare le rane dai barili di acqua potabile) che a cucinare. Dopo il ritratto gastronomico, per lo più divertente, è riportato il Codice Romanoff in cui sono annotate ricette, più o meno fattibili. Il libro è arricchito da riproduzioni dei disegni culinari di Leonardo, presenti in parte anche alla mostra madrilena.

Il libro non è facile da trovare: su TecaLibri potete leggerne diverse pagine. 

Per maggiori informazioni su Da Vinci, El Genio (a Madrid fino al 2 maggio 2012), consultare il sito ufficiale della mostra.

Per maggiori informazioni su Stefano restate qui.

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