Hotel California

Hotel California

 

Ci sono canzoni che al primo ascolto ti restano dentro, come emozioni che si imparano, si classificano, si possono richiamare quando occorre.

Ogni volta che le ascolti, queste canzoni, finisci in un posto che riconosci, che ti appartiene.

Sanno riportarti indietro, queste canzoni, stapparti a quello che stai facendo pensando vedendo mangiando per avvolgerti in un’emozione. Forse quella che stavi provando al primo ascolto – forse quella che avresti voluto provare al primo ascolto.

Hotel California è una di queste canzoni. Continua a leggere

Absolute Beginners

Altalena fai da te con le corde

Quelli che mia madre chiamava i baracconi si piazzavano ogni fine maggio sul piazzale della chiesa, quello della pesa, a distanza di un campo incolto da casa nostra.

Stavano un paio di settimane, talvolta tre, per la festa mariana del paese. Per tutto quel tempo, pomeriggi e serate erano scanditi da risate, gridolini, voci al microfono e canzoni sovrapposte.

A quindici anni era un’occasione da non perdere: non tanto per le emozioni da luna park, piuttosto perché stavo crescendo ed ero affascinata dall’effetto che la cosa stava avendo sugli altri. Continua a leggere

Riccioli Rossi di Joyce Carol Oates

Riccioli rossi è un racconto contenuto nel libro Tu non mi conosci, narrativa americana. Questa è la mia recensione

 

Mi piacciono i racconti e alternarli a saggi e romanzi mi offre un respiro diverso di lettura.

Mi piace Joyce Carol Oates: la sua scrittura è sempre un’esperienza piacevole, le sue storie (romanzi che sono saghe familiari in cui tutto l’universo è paese, racconti che sono piccoli frammenti di quotidianità sbattuta in prima pagina) si sono dimostrate sempre un valido investimento di tempo.

Oggi scrivo di un suo racconto abbastanza recente: Curly red, Riccoli rossi, apparso nella raccolta Tu non mi conosci del 2004. Continua a leggere

Sai

Ce li avete ancora i vostri diari di scuola? Quelli pieni di biglietti del tram e del cinema, degli ingressi ai parchi e ai musei, di tovaglioli di carta dei bar e di foglie autunnali oramai sbriciolate.

Pieni di firme (perché si facevano firmare? Come le borse e gli zaini, perché?), di annotazioni, di stralci di conversazione, pensieri che assomigliano a poesie.

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