E poi non sei più l’Unica

Io e Pietro

 

Che tu ti eri innamorato io non lo avevo capito.

Colpa tua che non mi raconti mai fino in fondo la tua giornata: che mi saluti al mattino da quella finestra, facendo la formichina innamorata che cammina sul vetro seguendo le mia mano dall’altra parte, che mi lanci baci con la mano già appiccicosa di qualcosa (come fai a sporcarti così, sempre e comunque, resta per me un mistero), che mi guardi fino a che non scompaio dalla visuale.

Cosa fai dopo? Quando ci rivediamo, alla sera, mi parli di dinosauri, di macchinine, di disegni di mostri, di poesie e di canzoncine. E snoccioli i nomi di tuoi amici, tutti maschili, nome e cognome, così, per non creare equivoci.

E quindi come facevo a scoprirlo da sola, che ti eri innamorato? Continua a leggere

Amplificato (come Me)

IL SONNO DEI BAMBINI

Pietro dorme

 

Giorno di Pasqua, le diciotto passate da un po’. La casa si è appena svuotata, io sono esausta, tuo padre pure.

La luce inizia a farsi meno piena, rarefatta: illanguidisce come noi, come te che siedi sul divano e chiedi di vedere un cartone. Accendo il 43, il canale più usurato, qui, e lascio il volume basso mentre inizio a raccogliere tutte le cose sparse attorno, dalle carte delle uova alle tazzine di caffè.

Il tempo della sigla di Peppa Pig e tu stai dormendo.

Fermo tutto, mi siedo sul tappeto, proprio di fronte a te, a contemplarti. Tuo padre ti fa pure una foto.

Perché, che ci risulti, è la prima volta che ti addormenti da solo.

Un evento: se non fosse che siamo stravolti e sufficientemente nutriti per le prossime ventiquattro ore, staremmo brindando con l’ultima bottiglia di prosecco rimasta.

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